Enrico Brignano porta al Palabam “Evolushow 2.0”

"Il senso di questo spettacolo: un viaggio attraverso l’evoluzione, giocando con le sue contraddizioni e sorridendo di qualche errore". Lo showman apre sabato un'intensa settimana al Palabam, che proseguirà domenica con Mario Biondi, martedì e mercoledì con Gianni Morandi e Claudio Baglioni e sabato Patty Pravo

MANTOVA. Sarà lo showman Enrico Brignano ad aprire, sabato alle 21.15, un’intensissima settimana al Palabam, che proseguirà domenica con Mario Biondi, martedì e mercoledì con i “Capitani coraggiosi” Gianni Morandi e Claudio Baglioni per terminare sabato 16 con Patty Pravo.

Brignano porterà sul palco il suo Evolushow 2.0. I prezzi dei biglietti: Poltronissima: 48 + 7 euro, Poltrona: 40 + 6 euro, Tribuna primo anello: 35 + 5,50 euro, Tribuna secondo anello: 28 + 4 euro. Prevendite su Zedlive.com, Fastickets.it, Ticketone. Punti di prevendita: a Mantova BP Factory, piazza Concordia; Bar Mulina, via Trento; a Porto Mantovano Tabaccheria Cucuzza, via Brodolini 28; Tabaccheria Rossi, via Gramsci; a Castelbelforte Scaccomatto, via Marconi; a Ostiglia Informagiovani, piazza Cornelio. Ecco l’intervista che l’attore ha rilasciato alla Gazzetta.

Lei è reduce dal palco di Sanremo come definisce questa sua ultima esperienza?

Sanremo è sempre un’esperienza travolgente ed emozionante. Io che sono sul palco da 30 anni e faccio 6 mesi di tournèe all’anno, prima di uscire sul Palco di Sanremo ho il battito accelerato dei miei primi show. Comunque Carlo Conti è un amico e un grandissimo professionista che ti mette a tuo agio e che ti fa sentire protetto anche davanti a una platea televisiva così ampia. Non potevo dirgli di no e così mi sono fatto coraggio e sono tornato a Sanremo.

E a Mantova?

Sono già venuto a Mantova e oltre ad ammirarne le bellezze, temo che sarà difficile non approfittare della vostra generosità e delle vostre prelibatezze culinarie...

Come sarà questo “Evolushow”? Una parodia del mondo in cui viviamo?

Evolushow 2.0 è un nuovo show che si propone di approfondire le riflessioni sulla nostra società sempre più internettizzata, in cui in molti si interrogano circa l’esistenza e si chiedono: da dove veniamo? Dove stiamo andando? E l’abbiamo chiuso il gas? Oggi le cose vanno fatte presto e bene. Bisogna essere sempre perfetti, curati, efficienti. E poi si deve essere multitasking: cullare il proprio figlio mentre si è in conference call per lavoro e intanto dare una passata di straccio a terra è il minimo, soprattutto per le donne; per un uomo scrivere un sms masticando un chewingum sarebbe già una conquista.

Com’è nata la riflessione sul mondo internettizzato?

In una società che va a duemila, anzi a 2016, c’è ancora spazio per la coscienza, per le emozioni, per i valori che ci hanno reso quelli che siamo oggi? Siamo sicuri poi che lo sviluppo che abbiamo messo in atto ci abbia fatto progredire come esseri umani? Ecco il senso di questo spettacolo: un viaggio attraverso l’evoluzione, giocando con le sue contraddizioni e sorridendo di qualche errore. Perché il cambiamento è inevitabile: bisogna sì guardare al passato, ma è lecito farsi qualche domanda sul futuro. È un’evoluzione della specie o di una specie di evoluzione? Intorno a me sul palco, proiettate su un enorme schermo in 3d, immagini suggestive e futuristiche, musica emozionante, presenze magiche e ironiche che confezioneranno due ore di gustoso intrattenimento, grazie a un testo che ho scritto insieme a Mario Scaletta, Massimiliano Giovanetti, Manuela D’Angelo, Luciano Federico e Riccardo Cassini. Al pubblico non resterà che stupirsi, divertirsi e magari, perché no, riflettere quel tanto che serve su ciò che quotidianamente viviamo.

Lei si domanda se in un mondo come il nostro c’è ancora spazio per le emozioni e i valori. Il progresso fino a che punto ci ha aiutato?

Dipende tutto dalla nostra fruizione del progresso. Se non esageriamo con l’uso smodato dello smartphone e cerchiamo di ricordare che guardare un tramonto o parlare con un amico è diverso da mandare un sms o da scattare una foto, allora abbiamo capito la differenza tra usare la tecnologia e esserne schiavi..

La crisi, la politica, l’amore, il nostro futuro... L’ottimismo può ancora vincere sul pessimismo?

Sì, ma un ottimismo concreto non superficiale: bisogna essere seri quando si parla di futuro, di politica e di affetti. C’è sempre tempo per il sorriso, ma che sia consapevole.

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