I visitatori riabbracciano il museo di Palazzo d’Arco

Sabato dalle 15 alle 18 ingresso gratuito e tour guidati all’antica dimora

MANTOVA. L’attesa è quasi conclusa. Sabato lo splendido Museo di Palazzo d'Arco riaprirà al pubblico dopo oltre due anni intensi di lavori e interventi che ne avevano imposto la chiusura. E fa un certo effetto pensare che la residenza nobiliare che fu della contessa Giovanna d’Arco Chieppio Ardizzoni, poi marchesa Guidi di Bagno, spalancherà le porte definitivamente e con una veste rinnovata. Sì perché, oltre alle opere di adeguamento alle normative di sicurezza del monumento, alla sontuosità inalterata delle sale da visitare, il pubblico potrà “vivere” il museo grazie ad eventi culturali e nuovi spazi. A partire dalla sala conferenze che si affaccia sul giardino ora risistemato con i vialetti romantici pronti a illuminarsi di sera, gli arredi originali in ferro battuto e la ricchezza dell’orto botanico tra essenze arboree e piante aromatiche. Non solo. Un nuovissimo laboratorio didattico, consentirà alle scuole di partecipare ad attività legate alle collezioni di ornitologia, paleontologia, malacologia, botanica e mineralogia raccolte dal conte Luigi d’Arco (1795-1872) e conservate nel museo di scienze naturali che si trova al piano superiore.

Riapre Palazzo D'Arco dopo i restauri

E la presentazione del nuovo percorso, con due giornate davvero speciali, va letta come un omaggio allo spirito di Giovanna dei Conti d’Arco che, grazie a un illuminato atto testamentario, concretizzò il desiderio di rendere fruibile il suo prezioso patrimonio. Il programma? Venerdì si terrà l’incontro con la stampa e gli operatori culturali mentre sabato, dopo la cerimonia istituzionale del mattino (alle 10 su invito), è prevista l’apertura gratuita al pubblico dalle 15 alle 18 con visita guidata alle sale. E tornano inevitabilmente alla memoria le lunghe code di visitatori che, il 1° dicembre del 2013, affollarono l’antica dimora prima della chiusura. Nell’anno di Mantova Capitale, e per il futuro, Palazzo d’Arco si presenta al grande pubblico come una tappa di visita irrinunciabile. Una residenza preziosa, espressione della storia naturalistica e documentaria, ma anche della musica, dell'arte e del costume.

«Oltre alle mete classiche rappresentate da Ducale e palazzo Te - conferma il professor Rodolfo Signorini, consigliere della Fondazione d’Arco - parliamo infatti di una dimora straordinaria, l’unica casa nobiliare mantovana completamente arredata che si offre alla visita pubblica. Una possibilità che va letta come un grande privilegio perché tra queste mura si respira ancora la vita dell’epoca, si coglie la sua trasformazione da abitazione a museo e, in questo itinerario, il visitatore si sente ricevuto come un ospite. Ed è proprio questa accoglienza calda e ricca di atmosfera che differenzia il percorso da quelli tradizionali». Per il pubblico un viaggio nella bellezza tra ceramiche, dipinti, sculture, collezioni di incisioni, disegni, incunaboli e cinquecentine. E il percorso ora comprende nuovi ambienti. Come la camera da letto della contessa, la Sala Cavriani che ospita il prezioso nucleo di opere donate nel 2014 dal marchese Federico Cavriani (c’è anche una coppia di comò del 1775 firmata da Giuseppe Colombo, celebre ebanista attivo a Milano negli anni Settanta del Settecento).

Anche le facciate nella parte del cortile interno del palazzo saranno oggetto di interventi: l’esedra è tornata già ai colori originali settecenteschi e anche il portico è stato restaurato (le spese complessive si aggirano attorno ai due milioni di euro e la Fondazione spera in altri contributi). Visitare il palazzo è come ripercorrere la storia: un corpo di fabbrica principale di epoca settecentesca con facciata neoclassica ospita tutti gli arredi della famiglia d'Arco. Ma basta attraversare il cortile per trovarsi in un’altra epoca: le due palazzine quattrocentesche annesse e il giardino vennero acquistati nel 1872 da Francesco Antonio d'Arco dai marchesi Dalla Valle. Un immobile ospita il museo scientifico e l’altro, accoglie la stupenda Sala dello Zodiaco affrescata dal Falconetto . «E’ la manifestazione più alta dell’importanza del palazzo - conclude Signorini - che costituisce un trait d’union tra l’arte del Mantegna e la successiva di Giulio Romano. E, vedendo questa sala, si può capire lo svolgimento dell’arte mantovana del tardo Umanesimo e inizio Rinascimento».

 

APPUNTAMENTI AL VIA DA DOMENICA. E nell’anno di Mantova Capitale, anche la dimora della contessa si prepara a trasformarsi in prestigioso salotto culturale. Non solo meta di visite guidate, dunque, ma luogo di incontro tra conferenze, concerti, presentazioni di libri e performance teatrali. Qualche esempio? Si comincia già domenica alle 10.30 e alle 15.30 con la visita guidata al Museo di Scienze Naturali in collaborazione con Associazione “Per il Parco” e Alkémica. Spazio alla musica nella Sala dello Zodiaco, domenica 24 aprile dalle 10.30 alle 12, con intermezzi offerti dall’Orchestra della Scuola di musica del Comune di Suzzara. Sabato 30, al pomeriggio, è prevista la performance della Campogalliani con le letture teatralizzate e attori in costumi d’epoca. Come si diceva si intensificheranno anche le domeniche al museo con i laboratori didattici per i bambini promosso dalla Fondazione d'Arco in collaborazione con Alkémica.

E proprio per i bambini ci saranno in maggio laboratori di cucina. In giugno non mancheranno i collegamenti con il Parco delle Bertone che fu residenza estiva dei d'Arco: il 12 è previsto infatti un tour al museo al quale seguirà un’escursione in bicicletta fino al Parco di Goito. Gran festa il 21 giugno in occasione del Solstizio d’Estate: il leit motiv della serata sarà il firmamento e dopo l’aperitivo di benvenuto seguirà la visita alla Sala dello Zodiaco con lo splendido ciclo cinquecentesco affrescato da Giovan Maria Falconetto e il successivo tour alla Torre dell'Orologio di Piazza Erbe (questi ed altri eventi sono già consultabili sul sito www.mantova2016.it).

Grazie alle nuove opere di adeguamento dell’impiantistica e ai restauri, Palazzo d’Arco si offre dunque come prestigioso spazio per la cultura. In grado di accogliere, solo per fare qualche esempio, momenti musicali, conferenze, salotti letterari, esposizioni d'arte, eventi serali nel giardino romantico ora illuminato. Il museo è chiuso al pubblico da oltre due anni per permettere la realizzazione dei lavori e compiere dunque questo salto di qualità. E per la realizzazione degli interventi, come ha spiegato di recente l'architetto Silvia Polato, progettista e direttrice dei lavori, il palazzo è stato studiato nella sua totalità, dalle cantine alle soffitte.

Ovvero da un punto di vista storico e strutturale e, grazie alle opere di adeguamento impiantistico, ora si presenterà al pubblico come un moderno museo dotato anche di tecnologie innovative. Il palazzo, lo ricordiamo, è di proprietà dell'omonima Fondazione che trae origine proprio dalle disposizioni di ultima volontà della contessa Giovanna d'Arco scomparsa nel 1973. Fu l’ultima esponente dei d’Arco. Il museo è l’espressione di una lunghissima storia e fonde dentro di se’ altrettante vicende di famiglie mantovane protagoniste dei secoli scorsi. (cdp)

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