Un pomeriggio di festa a casa della contessa

Successo per l’apertura gratuita di Palazzo d’Arco: oltre 500 persone al museo “ritrovato” e anche visitatori rimasti fuori

MANTOVA. Un pomeriggio di festa a casa della contessa. Un vero successo l’apertura gratuita di Palazzo d’Arco che, sabatomattina, ha accolto il saluto in musica del coro "Livia d'Arco" nella splendida Sala dello Zodiaco. E per la certezza di un posto, c’è chi si è messo in coda già dalle 13.30 (il serpentone alle 15 arrivava a via Portazzolo). Nel solo pomeriggio 533 visitatori hanno ammirato i tesori di questo museo che torna alla collettività dopo i lunghi restauri. In coda gruppi anche da Treviso e da altre città. Ma le richieste sono state tantissime e molte persone, dalle 17, sono rimasti fuori (alle 19.45 i tour erano ancora in corso). Da questo conteggio sono esclusi gli ingressi di venerdì e quelli di sabato. Cifre che dimostrano il grande interesse del pubblico verso il palazzo “ritrovato” (il museo da domenica 17 aprile sarà aperto con ingresso a pagamento dalle 9.30 alle12 e dalle 14.30 alle17). Per il pubblico, accompagnato anche dal professor Rodolfo Signorini che ha curato la nuova guida (edita da Sometti), quello di ieri è stato un viaggio tra le bellezze e un’occasione per approfondire la storia di questa nobile famiglia del Settecento. A gruppi nelle sale, i visitatori hanno seguito con interesse le spiegazioni delle guide che rievocavano le passioni per l’arte e la cultura della contessa Giovanna d’Arco Chieppio Ardizzoni, poi marchesa Guidi di Bagno, e dell’intero casato.

A dimostrarlo restano - come ha sottolineato ieri Italo Scaietta, consigliere della Fondazione d’Arco nonchè prezioso punto di riferimento per la cultura mantovana - la quadreria, le collezioni di incisioni e disegni, l'imponente biblioteca con incunaboli e cinquecentine, oggetti lignei e preziose collezioni naturalistiche raccolte dal conte Luigi d'Arco. E ancora ceramiche, strumenti musicali, armi antiche, stampe, sculture nonché l'archivio di famiglia con documenti di oltre un millennio tra lettere pergamene e studi dei d’Arco. Dal percorso, che oggi prevede anche la Sala Cavriani con la preziosa donazione del marchese Federico, si coglie l’essenza del palazzo, che va letto come uno straordinario scrigno di vicende umane e capolavori, uno spazio che fonde al suo interno altrettante storie di famiglie mantovane protagoniste dei secoli scorsi. Dipinti e grandi artisti: Bazzani, Frans Pourbus il Giovane, Vincenzo Campi, Felice Boselli. Un inno al gusto e alla sobrietà. La contessa ha lasciato un bene prezioso e, da oggi, il museo avrà una nuova vita.

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