Un’anticamera degli Sposi e la pala del Rubens originale

La pala del Rubens nella sala degli Arcieri di Palazzo Ducale

Per il capolavoro del Mantegna pannelli informativi e video di preparazione. Il quadro della Trinità ricostruito su un telo mobile con i pezzi mancanti

MANTOVA. Due sale risistemate per consentire di capire meglio le meraviglie di Palazzo Ducale: è questo il senso degli interventi presentati ieri alla stampa dal direttore del complesso museale, Peter Assmann. Il primo riguarda la Camera degli Sposi, che ora ha una sua “anticamera”, dove i gruppi - nella stanza capolavoro del Mantegna si accede solo in 25 per volta e per 5 minuti - potranno apprendere da pannelli bilingue e filmati cosa potranno poi ammirare all’interno.

«La Camera è il simbolo di Mantova e del Rinascimento italiano - ha sottolineato il direttore -, i turisti vengono qui soprattutto per ammirarla, come dimostrano gli sconfortanti dati registrati negli anni immediatamente successivi al terremoto. Ma Goethe diceva che “si vede solo quello che si sa”, per cui entrare nella sala per breve tempo senza conoscerne la storia, rischia di diminuire la qualità della sua fruizione». Ecco, allora, la realizzazione della sala d’accoglienza, che rientra nel programma di eventi e iniziative concertate con la casa editrice Electa, concessionaria dei servizi aggiuntivi del complesso museale assieme a Civita e Bestunion.

I turisti in attesa possono sedersi su panche di legno, consultare le loro guide, leggere i pannelli e guardare il filmato sulla Camera, realizzato da Guido Bazzotti. L’anticamera è uno spazio modulare che può anche trasformarsi in area didattica per i piccoli.

Peter Assmann durante la presentazione dell'anticamera degli Sposi

Per i piccoli Assmann ha annunciato anche un altro progetto: la creazione di un ambiente su misura in quello che un tempo veniva chiamato “Appartamento dei Nani”, la riproduzione in scala della Scala Santa di Roma.

L’altro evento della giornata, tuttavia, è stata l’inaugurazione del nuovo allestimento della Sala degli Arcieri, che ospita la pala del Rubens La famiglia Gonzaga in adorazione della Santissima Trinità. Un quadro che fu al centro di un giallo, sparito e in parte perduto, con le parti tagliate rivendute in seguito sul mercato dell’arte. Uno studio dell’Università di Verona con tecniche innovative ha consentito di ricostruire l’opera originaria su un grande lenzuolo che può scorrere lungo la parete, fino a coprire il quadro, per poter confrontare meglio il passato e il presente. E su un cavalletto, poco distante, compare il pezzo appartenente alla collezione Freddi e concesso in comodato al museo. Nella stessa sala ora spiccano le opere appartenenti alla collezione del Palazzo di Domenico Fetti e Antonio Maria Viani.

Il direttore del Ducale Assmann illustra le novità del palazzo

Ma è sul Rubens che presto si focalizzerà l’attenzione di Assmann: così come per il Mantegna, il nome del pittore fiammingo «è un grosso asso da giocare». Quindi, nel prossimo futuro, la Reggia potrà ospitare un evento dedicato a Rubens, e non è escluso che si cerchi di riportare, almeno temporaneamente, a Mantova alcuni dei pezzi originali della pala della Trinità.

Altri progetti ruoteranno attorno a Isabella d’Este, la cui figura verrà sempre più valorizzata, e sul Cortile della Cavallerizza, dove dal 24 giugno si potranno ammirare sculture di luce. E lo potrà fare chiunque, senza pagare biglietti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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