Il mistero di quel teschio murato sotto la cupola di Sant'Andrea

La figura “in pietra” è affiancata dalla scritta “Giacomo Klein anno 1781”. Lo studioso si chiede perché fu collocato dove in pochissimi possono vederlo

MANTOVA. Chi avesse il privilegio di poter salire fino al camminamento che corre all'interno del tamburo della cupola della basilica di Sant’Andrea, vedrebbe con sorpresa, murata, la figura “in pietra”, (così secondo la licenza a foto e pubblicazione concessami dall'Ordinariato Diocesano il 3 giugno) di un teschio umano e accanto scritto “Giacomo Klein / anno 1781”.

Non ho trovato alcuna ragione della insolita presenza né chi fosse Giacomo (Jacob?) Klein. È noto che il teschio è usato nelle rappresentazioni artistiche come richiamo alla vanitas delle cose del mondo e come memento mori, ad esempio in raffigurazioni di san Gerolamo, nel San Francesco d'Assisi in meditazione di Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1605 (Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica), nella Meditazione/Malinconia di Domenico Fetti, 1618 circa (Venezia, Gallerie dell'Accademia), nella Maddalena penitente di Antonio Canova, 1793-1796 (Genova, Palazzo Doria-Tursi).

Proprio al teschio scolpito dal Canova è corso il pensiero quando ho visto quello murato sotto la cupola di Sant’Andrea. E da dove viene? Quando fu collocato lassù? Nel 1781 e dal Klein? E perché proprio là, dove ben pochi possono vederlo? L'intonaco con il quale è stato fissato pare inoltre meno antico di quello intorno.

Concludo menzionando il celebre dipinto eseguito fra il 1618 e il 1622 da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento 1591 - Bologna 1666), esposto alla Galleria Nazionale di Palazzo Barberini, Roma, Et in Arcadia ego = Anche in Arcadia io, ovvero io, Morte, sono anche in Arcadia. Si muore, infatti anche in Arcadia (regione del Peloponneso), luogo idilliaco di perfetta e perenne felicità, utopico, in cui vivono in semplicità ideali pastori poeti e soavi ninfe, che parrebbe risparmiato dalla Morte, e dove invece due pastori s'imbattono in un logoro teschio umano, sul quale posa un moscone ed è rosicchiato da un topo. E la celebre frase si legge pure nel dipinto di Nicolas Poussin, Pastori dell'Arcadia (1640 circa), esposto al Louvre.

Anche contemplando il Paradiso dipinto sulla cupola di Sant'Andrea da Giorgio Anselmi (1777-1782), con ornati di Gaetano Crevola, si prova un senso di estraniamento dalla realtà, ma là, vicino al piano di calpestìo, è il richiamo alla caducità umana, quel segno di morte che sembra ammonire: “Anche qui io”.

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