La simpatia di De Buono coglie nel segno 

Sorrisi e divertimento al Carbone per “Morir dal ridere”, con l’attore mantovano protagonista

Un libero obolo era proposto per assistere al recital cabarettistico di Nicola De Buono, al Carbone. Lo giustificava l’orgogliosa dichiarazione dell’interprete che ha pagato per rappresentarsi. Lo accreditava l’ironia di una presenza amicale, evidente nel flusso di richieste partecipate, di attese che gli spettatori palesavano man mano che sciolte le prime poesie del medesimo, e rammentate le partecipazioni filmate a fianco di Dario (Fo), di Vianello e di Albertazzi, si giungeva ai suoi pezzi forti più noti.

Anche le poesie non c’era chi non le avesse lette stampate, chi non conoscesse la sua vena surreale che si bagna nel vernacolo, e non nasconde una melanconia diffusa, che comunque una mossa dei fianchi, un’inflessione umoristica, un’intonazione musicale alla Petrolini, o alla Totò, dissolvevano nel giuoco delle parti.

Interprete di ampia e importante esperienza, De Buono sa reggere la scena con simpatica autocritica, e anche nei filmati in cui figura per definizione quale partner dei colleghi più celebri, si ammira con quale abilità s’imponesse alla pari, e nei panni di un poliziotto “di sinistra” nei confronti di un abusivo che faceva incetta di scatolame per animali casalinghi, di un inquilino che approfittando dell’ascensore eletto da un’accaldata condòmina a spazio della trasgressione coniugale, ne dava notizia a un interessato moralista, o del cortigiano eccitato da una dama scosciata sull’altalena, al pari di un amico che ne amplificava gli effetti.

I quadri clou della serata giungevano nella seconda parte, con la divertente canzone di Carpi e Strehler sui giocatori di tressette, l’esplosivo grammelot mantovano-calabrese, il virtuosistico monologo, per associazioni ancora fonetiche, dell’arlecchino di Martinelli, e non di meno la spassosa sceneggiata della canzone in riva al Po (dove si fa quel che si può) coinvolgendo alcuni spettatori. Li forniva di bigliettini; a un cenno ne esclamavano la frase, e plus di comicità, con voluti equivoci. E una spiritosa ragazza si prestava a farsi oggetto delle sue attenzioni sulla sponda del Po.

Le risate e gli applausi che hanno accompagnato il recital di De Buono davano ragione al titolo dello spettacolo: Morir dal ridere, che l’autore attore collegava al Super-io e alla sua censura messa appunto in parentesi per l’occasione. Per uscire dalla logica dell’obolo, ci si aspetterebbe una serata per la città, al Bibiena.

Alberto Cattini

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