Quattro generazioni di vino: la cantina Gozzi e il Rosso Saline

La cantina di Olfino con il suo prodotto ha segnato la strada per la qualità sui Colli

MONZAMBANO (Olfino). Spesso le cose belle nascono quasi per caso. Anche a Olfino, pittoresca frazione di Monzambano, dove la famiglia Gozzi dal 1920 produce vino. A cominciare è Cesare, che da mezzadro compie il grande salto e diventa proprietario, anche se di un piccolo appezzamento. Proseguono i figli Luigi e Mario. I Gozzi, con la loro fattoria Colombara, si creano ben presto la fama di “quelli che fanno il vino buono”, anche se la loro è una produzione che supera di poco il livello di autoconsumo e di fornitura alle osterie circostanti. Anche perché non c’è solo il vino: l’azienda - nella quale, nel frattempo, con Cesare e Franco è entrata anche la terza generazione - produce anche cereali e latte.

Ma arriva il 1985. Da un anno la Comunità Europea ha approvato il regime delle quote latte e in casa Gozzi, fatti un po’ di conti, si capisce che non è possibile continuare. La scelta è quella di puntare tutto sul vino. Comincia una lunga trasformazione, destinata a durare oltre dieci anni. Ma fin da subito le vacche si tramutano in cisterne, la stalla diventa cantina.


«Fino agli anni Ottanta vendevamo solo sfuso - racconta Cesare Gozzi -, così abbiamo iniziato a imbottigliare. Enologi? Abbiamo sempre fatto tutto in casa. Io ho cominciato a partecipare ad ogni incontro di formazione che si teneva in zona, ho imparato tantissimo in quei primi inverni. Stando accanto a mio padre Luigi, avevo comunque acquisito fin da bambino una buona manualità. Ero iscritto all’Istituto agrario, ma lui avvertiva regolarmente il preside: “Non lo consideri presente nei primi 15 giorni”. Certo, c’era da vendemmiare...».



Ed è in quei primi inverni che nasce il vino che da sempre caratterizza la cantina Gozzi e che ha contribuito a tracciare quella strada di qualità che sui Colli Mantovani ormai è consolidata: il Rosso Saline. «La prima bottiglia risale al 1987 - racconta Gozzi -: è per metà Merlot e per metà Cabernet Sauvignon. Nasce perché tutti continuavano a ripetere che i vini mantovani erano solo beverini e non dovevano invecchiare. Io non ero d’accordo. Così ho individuato il campo Saline, che dava l’uva più buona, e l’ho scelto per quel vino. Ma c’era un problema: per farlo veramente buono, bisognava diradare, e per una famiglia che ha sempre vissuto di agricoltura, far passare il concetto che bisognava produrre meno uva era complicato. Così, con mio fratello, abbiamo escogitato il piano: la domenica mattina, quando tutti erano a messa, entravamo nella vigna per tagliare quello che era di troppo. Quando mio padre se n’è accorto, è scoppiato il finimondo, ma ormai l’uva tagliata non poteva essere riattaccata. E i risultati poi ci hanno premiato».

Non solo: «Quindici anni dopo - ricorda Cesare -, una mattina ho visto mio padre partire con le forbici in mano. “Dove vai? - gli ho chiesto -, non c’è da vendemmiare...”. “Ho visto che su quelle piante c’è troppa uva, vado a tagliarla” è stata la risposta. Per me, una grande soddisfazione».

«Il Rosso Saline, che matura in botti di rovere di Slavonia, ha dimostrato che i vini dei Colli potevano invecchiare - aggiunge Gozzi -; alla sua affermazione hanno molto contribuito anche grandi ristoratori che da subito l’hanno apprezzato, da Roberto Ferrari del Bersagliere a Tano Martini del Cigno. C’è ancora gente che viene in cantina a chiederci bottiglie del 2004».

Dieci anni dopo il Saline, ecco un’altra pietra miliare dell’azienda di Olfino, il Vigna Magrini. Stesso uvaggio, ma con grappoli che crescono su un terreno magro e sassoso, con una produzione contenuta, un leggero appassimento e maturazione in barrique di rovere francese. Vini premiati in diversi concorsi, a partire da quello del Vinitaly. Lo stesso vale per Le Falme, vendemmia tardiva di Moscato giallo. Poi c’è il Colombara, Chardonnay al 100% che resta in barrique per un anno e va molto incontro al gusto francese. E lo spumante metodo classico, 60% Pinot Nero e 40% Chardonnay, sei anni di presa di spuma. E, in prospettiva per la vendemmia 2019, un Colli Mantovani biologico.



Tutti prodotti che si trovano anche in azienda a Olfino, nella sala degustazioni - che prima era la stalla e poi la cantina -, frequentatissima anche dagli stranieri - e le vendite vanno all’estero per un 30% - visto che nella famiglia Gozzi si parlano diverse lingue.

Anche perché la quarta generazione è già all’opera: ci sono Emmanuel, Fabio, Andrea, Ariane e Sara. E non pensano solo al vino: «Per guardare al futuro bisogna avere il coraggio di cambiare, seguire nuove strade». Così la Fattoria Colombara vende anche miele ed erbe officinali e aromatiche. Con la stessa serietà che da sempre contraddistingue i Gozzi.
 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

La carica delle truppe ucraine nella pianura di Kherson

La guida allo shopping del Gruppo Gedi