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Michelini e Gola, giovani architetti mantovani pronti al decollo con l’Albania

I due architetti mantovani under 30 hanno riprogettato il centro di Fier, capitale mercantile dell'Albania. Ecco il loro progetto e la loro società, la Mau. "È il nostro primo lavoro importante. L’obiettivo è portare gli abitanti a vivere la città"

Alessandro Taraschi
3 minuti di lettura

[[(Video) Il Video rendering del progetto per Fier dei giovani architetti mantovani Michelini e Gola]]

MANTOVA. Under 30 dalla idee chiare. Determinati nel raggiungere il loro obiettivo, consapevoli che per chi parte da zero la strada è inevitabilmente, ma non eternamente, in salita. Ecco perché Andrea Michelini e Giacomo Gola non hanno paura di mettersi in gioco e per diventare architetti hanno deciso di investire su loro stessi. Lavorare per crearsi un lavoro. «Entrambi ci siamo sempre dati da fare con occupazioni che non c’entrano con la nostra professione – confida Michelini – per autofinanziare il nostro sogno di diventare architetti». E un mattoncino alla volta quel desiderio sta diventando realtà.



Mettersi in gioco e allargare le proprie prospettive è il passo successivo. D’altronde di prospettive vivono gli architetti, no? E così il destino li ha spinti all’estero per il primo progetto importante della loro carriera. «Più precisamente in Albania», racconta Michelini, che ha vissuto a Tirana per sei mesi e ha collaborato prima come assistente e poi come project manager per Mam foundation of contemporary art, la più importante fondazione di arte contemporanea albanese. «Grazie a una compagna d’università albanese, Amarda Velçani, conosciuta tramite un coinquilino con cui faceva un laboratorio, abbiamo saputo dei progetti di rigenerazione urbana in corso e abbiamo deciso di partecipare a un bando per la cittadina di Fier – racconta – È nato tutto quasi per scherzo. Si è trattato della nostra prima occasione per pesare e l’abbiamo fatto in gruppo».

Otto persone, per la precisione. Cinque ex compagni di università, un “jolly” e due senior, «fondamentali per le loro conoscenze e per garantire competitività alla nostra formazione: sono Giancarlo Franchini, presidente dell’ordine degli architetti di Verona e Giuseppe Cappochin, presidente dell’ordine nazionale degli architetti, anche il figlio Davide è con noi». Il gruppo di architetti ha così fondato una società, la Mau Architecture. «Metabolismo architettonico urbano – specifica Andrea – un nome trovato in tempi strettissimi, su due piedi, che però rispecchia bene quello che siamo», sorride. Sono un gruppo eterogeneo di architetti, con competenze e capacità diverse. «Gola è stato chiamato da Mau in occasione del progetto di Fier – lo introduce Michelini – ho pensato immediatamente a Giacomo, caro amico e bravissimo architetto, che con estrema intelligenza e passione ha preso parte al lavoro dimostrando grande professionalità tanto da essere fagocitato nel gruppo che oggi si è consolidato».



Michelini ci guida allora nel progetto Fier. «È stato un percorso lungo. Grazie ad Amarda abbiamo proposto il nostro modello al comune, dopodiché abbiamo tenuto tutto in stand by per un anno prima di partecipare alla Biennale di Venezia con la fondazione albanese per aggiudicarci il padiglione dell’Albania. Siamo arrivati in finale superati solo da un gruppo di Harvard. Purtroppo e per fortuna, visto che ci ha permesso di consolidare i rapporti con l’Albania e la Mam. Il lavoro per Fier vero e proprio è iniziato a febbraio di quest’anno, eravamo tre studi selezionati per la fase finale del concorso».

La mission era immaginare il nuovo centro storico della città. I giovani di Mau, ispirandosi a linee guida di respiro europeo sul modello delle riqualificazioni di Lubiana o Bristol hanno sviluppato la loro idea. «In Albania non si è mai pensato in passato alla qualità architettonica e la qualità sociale degli edifici è pressoché inesistente. Il percorso di crescita spontanea che si è sviluppato dal 1997, con la nascita di moltissime abitazioni illegali, ha peggiorato la situazione ed è stato un primo problema da superare nella progettazione». Fier poi è un agglomerato commerciale, il polo fieristico dell’Albania durante il comunismo, senza un centro storico di particolare interesse. «Così abbiamo deciso di valorizzare il fiume che divide la città in due. Un corso d’acqua particolarmente inquinato che una volta ripulito potrà diventare elemento di dialogo tra le parti e non un limite. Nel nostro progetto la pedonabilità del centro è stato un punto di forza determinante. Abbiamo ridisegnato la zona con un anfiteatro naturale che permetta di avvicinarsi al fiume e valorizzarlo. L’edificio multifunzionale è pensato come landmark che interagisce con i diversi assi direzionali permettendo l’accesso a un livello più alto dove le persone possono godere del nuovo paesaggio urbano». Il progetto è ambizioso, visto il punto di partenza davvero complesso da cui si parte, ma il via ai cantieri è previsto per il prossimo anno.

L’Albania vuole crescere e proiettarsi sempre più al centro dell’Europa. Nel suo futuro ci sarà un po’ di Mantova, il lavoro di Michelini e Gola e le competenze dell’assessore di via Roma Lorenza Baroncelli, alle prese con la riqualificazione di Tirana. Del resto anche a Mantova il ripristino di aree dismesse è d’attualità, con il progetto San Nicolò. Chissà che un domani non possa toccare anche ad Andrea e Giacomo di ripensare la loro città.

 

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