Non solo Memoria, Colorni: «Impegno per il presente»

Intervento del presidente della comunità ebraica nel giorno che ricorda la Shoah Cerimonia anche al Binario 1 della stazione, prolusione di Sessi al Conservatorio

MANTOVA. Shabbat, sabato, Giorno della Memoria. Le parole pronunciate il 27 gennaio nella sinagoga Norsa dal presidente della comunità ebraica mantovana Emanuele Colorni sono chiare: «Non associate gli ebrei solo all’immagine del terribile passato». Gli ebrei non vogliono essere «un evento museale». Sì alla memoria, ma sì soprattutto a «un forte impegno per il presente», pacificamente con tutti i popoli. Poco prima Maurizio Jarè aveva scandito la preghiera Shemà Israel: “Ascolta Israele, il Signore è nostro Dio, il Signore è uno, benedetto il Suo nome…”.

In sinagoga il ricordo delle vittime della Shoah

In sinagoga c’era il vescovo Marco Busca. Colorni ha poi letto i nomi degli ebrei mantovani deportati nei campi di sterminio, famiglie intere: Bassani, Coen, Colorni, Fano, Finzi, Foà, Levi, Gallico, Norsa, Segre e altre – e la poesia Per non dimenticare di Primo Levi: “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango…”. In silenzio, con la kippah in testa, c’erano il sindaco Palazzi, il presidente della Provincia Morselli, il presidente del consiglio comunale Allegretti, il prefetto Sandro Lombardi. Cerimonia semplice.


Come con semplicità, un paio d’ore prima alla stazione ferroviaria, era stata ricordata la mattina del 5 aprile 1944, quando su un vagone vennero caricati 42 ebrei mantovani. Al binario 1, per la comunità ebraica c’era Miriam Jarè, l’assessore Caprini per il Comune, Morselli per la Provincia, il prefetto Lombardi, il questore Salvatore Pagliazzo Bonanno, per rom e sinti il presidente dell’associazione Sucar Drom, Carlo Berini, Elia Rossetti (liceo Falcone di Asola) in rappresentanza della consulta studentesca, il pastore evangelico Manuel Gabrieli, i rappresentanti delle associazioni Carabinieri, Nastro Azzurro, Combattenti e reduci. Con voce e chitarra il sinto Silvan ha portato la musica tra le rotaie: da lì passarono tanti sinti e rom, verso lo sterminio. Breve il discorso pronunciato dal sinto Fabio Suffré che di recente ha visitato Auschwitz.

Alle Capriate di piazza Alberti - con gli studenti del d’Este d’Arco - era in corso il concerto-lettura L’ultimo viaggio, su testo di Janusz Korczak, scrittore e medico polacco morto a Treblinka.



Nel pomeriggio al Conservatorio Campiani la cerimonia ufficiale con Palazzi, Morselli e Allegretti e i consiglieri comunali e provinciali, con prolusione dello storico e scrittore Frediano Sessi. Dalle lettere e dai documenti risulta che i carnefici procedevano senza odio. La loro età media era di 30 anni. Il percorso verso lo sterminio non era previsto fin dall’inizio. Andò avanti per gradi. Le uccisioni all’aperto con un colpo di pistola erano insostenibili: chi sparava non riusciva a reggere a ciò che faceva, “andava fuori di testa”, ha detto Sessi. Serviva una soluzione. Himmler la diede con le camere a gas. Secondo Sessi le nostre democrazie non sono vaccinate contro un ritorno di tali orrori. Il primo passo è un’ideologia che tende a segregare, si passa poi alla xenofobia, poi al razzismo. Infine tutto può accadere.


 

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