Incontri su Acerbi e l’Egitto. Poi la collezione traslocherà

Apre il 2 febbraio alle 17 in Sala Ovale il ciclo ispirato al console nato a Castel Goffredo. I pezzi donati dalla sua famiglia passeranno da palazzo Te al Museo della Città

MANTOVA. Il 2 febbraio alle 17, nella sala Ovale dell’Accademia nazionale virgiliana, l’egittologa Massimiliana Pozzi terrà la conferenza sulla collezione egizia di palazzo Te, e altre “minori”, aprendo il ciclo “L’Egitto attraverso gli occhi di Giuseppe Acerbi”. Acerbi, di Castel Goffredo, nominato nel 1825 console generale d’Austria in Egitto, raggiunse Alessandria nel 1826 e dal dicembre 1828 all’aprile 1829 partecipò alla spedizione franco-toscana di Jean-François Champollion e Ippolito Rosellini.

«Fu proprio Rosellini a procurare ad Acerbi le due statue leontocefale (con la testa di leone, ndr) ancora oggi a Castel Goffredo davanti al palazzo Acerbi», dice il presidente dell’Accademia, l’avvocato Piero Gualtierotti, nato e residente a Castel Goffredo. Rosellini aveva trovato circa 30 statue di granito grigio, tutte mutilate, negli scavi a sud del palazzo di Karnak, durante il suo soggiorno a Tebe.


L’avvocato Gualtierotti – autore nel 1984 del volume Il console Giuseppe Acerbi ed il viaggio nell’Alto Egitto – sottolinea come il suo illustre concittadino vide nascere l’egittologia – protagonista e testimone diretto – stringendo subito un patto con Champollion per avere notizie di prima mano da inviare a Milano e in Europa alle riviste più importanti dell’epoca.

Il titolo della conferenza di Gualtierotti, il 20 aprile, è “L’Egitto dei faraoni e di Mohamed Ali nei manoscritti inediti di Giuseppe Acerbi”. Intorno al 1840 Acerbi donò alla municipalità di Mantova i reperti – oltre 400, rinvenuti tra Alessandria e Assuan – che oggi costituiscono il Museo egizio di palazzo Te. Alla spedizione Champollion e alle collezioni di antichità egizie presenti nell’Italia centrale è dedicata la seconda conferenza, il 16 febbraio con Maria Cristina Guidotti, direttrice del Museo Egizio di Firenze. Il 23 marzo Rosanna Pirelli parlerà dell’interesse per l’antico Egitto nell’Italia meridionale.

Senza volere stilare la classifica delle collezioni egizie italiane – al primo posto c’è indiscutibilmente Torino –, quella del Te è senza dubbio tra le prime insieme a Bologna, Firenze e Milano. Delle sette conferenze (curate da Patrizia Piacentini e Elena Menotti, entrambe terranno una conferenza, il 9 marzo e il 3 aprile), l’ultima, il 4 maggio, vedrà Stefano Benetti, direttore di palazzo Te, alle prese con “Le collezioni Acerbi e Sissa fra passato e presente”, titolo che dà implicitamente una notizia: le raccolte egizia e araba di Acerbi e la mesopotamica di Ugo Sissa troveranno in autunno nuova sede al museo della Città, in palazzo San Sebastiano.

E pensare che Acerbi nemmeno era accademico virgiliano. Però segretario accademico era suo nipote, Agostino Zanelli, che – dopo la morte dello zio, nel 1846 – ereditò tutte le cose mobili (un inventario specifico non esisteva) che si trovavano nel palazzo di Castel Goffredo e le conferì alla Città di Mantova con testamento pubblicato nel 1875, l’anno prima di morire. «Tutto era destinato all’Accademia virgiliana», dice Gualtierotti, la quale nell’ultimo periodo austriaco e, dopo il 1866, nel primo decennio di quello italiano soffriva di problemi organizzativi. Il Comune di Mantova chiese all’Accademia un progetto di collocazione dei beni mobili di Acerbi. Non avuta risposta soddisfacente, le cose di Acerbi – documenti personali, libri, lettere, manoscritti, taccuini di viaggio, spartiti musicali, semi di piante, erbe (Erbario Acerbi), minerali e altro – confluirono in biblioteca Teresiana. A due passi dall’Accademia. Pur non essendo un corpus unico, quanto Acerbi ha lasciato dà sicuro lustro a Mantova e Castel Goffredo.
 

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