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Garibaldi, il re, Pio IX: anche nell’Ottocento l’immagine contava

Il 17 febbraio al secondo piano del museo Archeologico dove si è aperta la mostra “Icone politiche”, sulle celebrità del Risorgimento

MANTOVA. Non potevano farsi il selfie ma ogni occasione era buona per farsi immortalare. Garibaldi alla camicia rossa alternava il poncho e la sua immagine veniva riprodotta in serie su foto e litografie. Mazzini, re Vittorio Emanuele II e papa Pio IX – chi esule, chi sul campo di battaglia o sul trono – erano come oggi Totti e Ronaldo allo stadio.

I personaggi del Risorgimento diffondevano le proprie immagini che – cesellate, ricamate, impresse su carta, tela, ceramica o in medaglia – finiva ...

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MANTOVA. Non potevano farsi il selfie ma ogni occasione era buona per farsi immortalare. Garibaldi alla camicia rossa alternava il poncho e la sua immagine veniva riprodotta in serie su foto e litografie. Mazzini, re Vittorio Emanuele II e papa Pio IX – chi esule, chi sul campo di battaglia o sul trono – erano come oggi Totti e Ronaldo allo stadio.

I personaggi del Risorgimento diffondevano le proprie immagini che – cesellate, ricamate, impresse su carta, tela, ceramica o in medaglia – finivano nelle case degli ammiratori. E, prima del cinema, c’era il “panorama” dipinto che passava sullo schermo. Come il 17 febbraio al secondo piano del museo Archeologico dove si è aperta la mostra “Icone politiche”, sulle celebrità del Risorgimento.

Nel teatrino è stato proiettato il “Panorama Garibaldi”, digitalizzato a cura della Brown University Library (Providence, Rhode Island, Usa) che possiede l’originale, prodotto in Inghilterra nell’autunno 1860 in contemporanea con l’impresa dei Mille, un rotolone di carta lungo 84 metri, pitturato sul dritto e sul rovescio, con tanto di rulli che servivano per farlo scorrere. Da Providence è arrivato a Mantova il professor Massimo Riva, che ha raccontato la storia del “panorama”. Su un’installazione sospesa per aria veniva interpretato dagli attori Anna Bianchi, Andrea Flora, Diego Fusari e Adolfo Vaini, dell’Accademia Campogalliani, il film della fuga di Felice Orsini dalle carceri del castello di San Giorgio. Il programma musicale, curato da Leonardo Zunica, ha messo insieme Franz Liszt e brani popolari, con il coro del liceo musicale Isabella d’Este diretto da Romano Adami e con Tommaso Consoli chitarra, Ilaria Brognara pianoforte, Marina di Marco soprano, Michelangelo Pierini pianoforte, Marco Tariello pianoforte.

Insieme ai curatori della mostra – Costanza Bertolotti, Gian Luca Fruci e Alessio Petrizzo – sono intervenuti il presidente del consiglio comunale Massimo Allegretti, il presidente della Provincia Beniamino Morselli, il consigliere della Fondazione Cariverona Sergio Genovesi, la direttrice dell’Archeologico Nicoletta Giordani, la presidente dell’Istituto mantovano di storia contemporanea Daniela Ferrari, la dirigente degli Istituti “Carlo d’Arco e Isabella d’Este” Maria Rosa Cremonesi. La mostra – i materiali esposti provengono soprattutto dalle collezioni civiche, ma anche da private – resterà aperta fino al 18 marzo.