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Il rap illuminato da Dio «Così ho cambiato vita»

La storia di Kose: da ateo a credente a colpi di battaglie freestyle In autunno arriva il primo album, su Youtube c’è il singolo “Sete”

2 minuti di lettura

Da rapper a divulgatore della misericordia di Dio. Questa è la storia, vera, di Kose, al secolo Gianluca Cosentino, 39enne mantovano che ha vissuto una sorta di trasformazione radicale della propria vita. Senza cercarla.

Semplicemente è accaduto qualcosa di soprannaturale che gli ha aperto gli occhi su un mondo verso il quale nutriva quasi repulsione. «Mi sono sempre considerato un disobbediente - dice Kose - e fin da ragazzo avevo voluto cercare la mia strada. Così a 16 anni entrai a contatto con il movimento hip-hop, nel quale confluivano i graffittari, i ballerini di breakdance o i cantanti rap. Quasi per scherzo gli amici mi spinsero ad esibirmi in pub o locali come freestyler, rapper che improvvisa frasi in rima su una base strumentale. Ricevetti complimenti e questa attività iniziò a diventare una passione che mi portò a girare l'Italia».

Nel frattempo però la vita aveva riservato qualche delusione a Kose: un amore che si spezza, un lavoro (il rap certo non gli permetteva di vivere) che non lo convince. Così prende il coraggio a due mani e decide di entrare nel mondo dello spettacolo stabilendosi a Roma: scenografo, comparsa in qualche film, Kose è convinto che il futuro che lui desidera sia quello. Ma la vita gli stava preparando una sorpresa. «Una sera - prosegue - ero a cena da un amico a Mantova e sua madre iniziò a parlarmi di Gesù Cristo. Mi colpì il fatto che io, intriso da sempre di ateismo, fossi attratto da quelle parole. Al punto che a Pasqua, mentre ero a Roma, invece di andare ad una festa con gli amici decisi di recarmi in San Pietro. Vidi Giovanni Paolo II, già sofferente, e le sue parole («Gesù è l’unico in grado di spezzare le catene dell’odio», ndr) per me furono una vera liberazione». Kose torna a Mantova anche se qualche dubbio in lui serpeggia ancora. Ma la botta finale è nell’aria: sempre la madre del suo amico lo invita ad un ritiro spirituale ad Angolo Terme. Lui nicchia, poi dice sì solo per cortesia. Mentre è in posta per pagare il soggiorno un’impiegata gli dice: «In quel posto il Signore farà grandi cose per lei». E gli consegna un biglietto da offrire alla statua del Santissimo Sacramento. Mentre depone il foglietto, improvvisamente Kose si trova in ginocchio a piangere lacrime sincere. «Non saprei spiegare cosa mi è successo, so che per la prima volta ho sentito cosa significa l’amore». In seguito Kose si iscrive all’Istituto superiore di scienze religiose di Mantova ed ora insegna religione nella scuola primaria. Ha una moglie e tre figli piccoli ma non ha abbandonato il rap. Spesso viene invitato da parrocchie o altri centri a raccontare la sua esperienza, che si conclude con esibizioni di freestyle. Con contenuti più profondi ma sempre coinvolgenti.

«Vorrei citare la comunità Nuovi Orizzonti di Frosinone, che si occupa di vivere la gioia del Vangelo ed entra in contatto con gli ultimi, i disagiati». Riguardo alle canzoni, Kose ne cita una, "Il tempo è compiuto": «È un inno alla misericordia ed a Dio che ci ama. Anche me, che non lo avevo mai cercato». Nel prossimo autunno Kose uscirà con il primo cd dal titolo ancora incerto. Ma qualche suo pezzo, come “Sete”, si può trovare su YouTube.

Alberto Sogliani



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