Un finale amaro per i Salesiani cacciati dalla Tipografia Vaticana

“Non ci hanno dedicato nemmeno un Requiem di ringraziamento. Nemmeno un’amichevole pacca sulle spalle per tutto quello che i salesiani hanno fatto per la tipografia papale”. Non nascondono delusione...

“Non ci hanno dedicato nemmeno un Requiem di ringraziamento. Nemmeno un’amichevole pacca sulle spalle per tutto quello che i salesiani hanno fatto per la tipografia papale”.

Non nascondono delusione e amarezza i religiosi della Società Salesiana di Don Bosco nel commentare la loro improvvisa cacciata dalla direzione della Tipografia Vaticana con la sostituzione di don Sergio Pellini con l’ingegner Guido Benfanti e l’estromissione dei religiosi “figli” di San Giovanni Bosco dalla gestione della storica stamperia pontificia dopo oltre 80 anni di onorato servizio.


“Un provvedimento incomprensibile e, va detto con tutto il rispetto dovuto, piuttosto ingiusta per tutto quello che i salesiani hanno fatto per la tipografia”, lamenta don Giuseppe Costa, salesiano e storico ex direttore della Libreria Editrice Vaticana, che avanza pure fondate riserve sulle capacità tecnico-grafiche dei nuovi responsabili tipografici.

“Non mi pare che chi ha preso il posto dei salesiani sia dotato di una lunga esperienza grafica e tipografica, indispensabile per portare avanti una realtà delicata e complessa come la tipografia papale. Ma ora non resta altro che obbedire e sperare di essere smentiti in un prossimo futuro”, taglia corto don Costa.

Sarà stato forse un caso o una sfortunata coincidenza, ma quest’anno per la prima volta l’atteso Annuario Pontificio della Santa Sede ha tardato a uscire dalla tipografia fino al mese di maggio inoltrato e, stando a quanto filtra dal Vaticano, una prima stampa dello stesso annuario sembra che sia stata mandata al macero per una serie di errori evidenziati, prima dell’invio in libreria, dagli appositi uffici liturgici della Santa Sede.

Un danno economico enorme, ma anche una figuraccia extravaticana perché da sempre l’Annuario Pontificio è uno strumento di lavoro che normalmente arriva in libreria agli inizio di ogni nuovo anno ed è atteso in tutto il mondo.

Il cambio al vertice della tipografia papale è stata presa nel quadro della riforma pianificata da monsignor Dario Edoardo Viganò, l’ex prefetto della Segreteria per la comunicazione, ora prefetto dello stesso dicastero, che si è dimesso dopo il caso della divulgazione parziale della lettera di Benedetto XVI sulla collana teologica dedicata a Papa Francesco. Evidentemente, il progetto di Viganò è stato approvato dai vertici della Curia, dove - particolare non secondario - ora segretario di Stato è il cardinale Pietro Parolin subentrato al cardinale Tarcisio Bertone, salesiano che ha sempre protetto i suoi confratelli all’interno della sacre mura, tipografia compresa. Ma i seguaci di San Giovanni Bosco, titolari anche della Libreria Editrici Vaticana e dell’amministrazione dell’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, erano arrivati Oltretevere ancora prima di Bertone.

Gestivano la piccola ma prestigiosa Tipografia Vaticana (stampa tutti i libri dei Papi, edita in 15 lingue) dal lontano 1937 quando Papa Pio XI ne affidò loro il controllo tecnico e amministrativo. Ora, dopo più di 80 anni, sarà Benfanti a guidare la tipografia, considerata importante tassello della riforma dei media vaticani, ma considerata troppo piccola per gestire commesse esterne al Vaticano e troppo grande per occuparsi solo della stampa di volumi e libretti vaticani.

“Attualmente la tipografia è a servizio della Santa Sede e dello stato della Città del Vaticano 24 ore su 24”, spiega la voce del sito Vaticano ad essa dedicata, esegue lavori per varie istituzioni di carattere religioso, per un totale di 5.000 commesse annue. Vi si stampano bibbie, libri liturgici, volumi particolari per l’amministrazione dei sacramenti, regole e direttive per istituti religiosi, libri di contenuto sacro, pubblicazioni d’arte per la Biblioteca Apostolica Vaticana; per i Musei Vaticani, lavori che vanno dalle cartoline e depliant ai poster e libri d’arte.

La decisione sull’avvicendamento alla tipografia era in qualche modo attesa visto il procedere della riforma ideata da Viganò, ma alla Società Don Bosco - che ha perso anche la direzione della Libreria Editrice Vaticana, dopo che don Giuseppe Costa è stato sostituito nel giugno dello scorso anno dopo dieci anni - non manca chi pensa che questa rappresenti la fine di un’era e non esita a parlare di vera e propria cacciata dei salesiani.



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