“Un amore indimenticabile”

Quarta storia scritta da un autore del Festivaletteratura 2017 e uno studente dello Strozzi. La passione giovanile di una coppia che non può coesistere torna con malinconia nel presente

Sul treno Milano-Mantova, ultimo tragitto del suo lungo viaggio, il vecchio Marko si rigirava nella tasca quel foglietto sgualcito su cui si distingueva appena la scritta con grafia femminile: “Adriana, Via Leon d’Oro 3 Mantova”. Lo aveva conservato per 52 anni, unico indizio che quell’amore fugace ma intenso non era frutto della sua fantasia Era successo a Parigi nel 1965.La fabbrica di Stato Jugoslava di cui era manager lo aveva mandato all’Alliance francaise a studiare la lingua. E tra i banchi di scuola aveva incontrato gli occhi verdi di Adriana. Se ben ricordava, erano coetanei, avevano entrambi 26 anni, allora. E come succedeva a quei tempi, avevano già percorso alcune tappe fondamentali dell’esistenza. Erano sposati e con un figlio. Tre mesi la durata del corso. “Il miglior sesso della mia vita”, diceva spesso Marko agli amici. Ma non doveva essere stato solo sesso se Adriana era un chiodo conficcato nel cervello. Certo, aveva avuto una vita felice, una brillante carriera, una moglie devota, due figli meravigliosi. Ora che la moglie era morta, si era deciso a quell’azzardo sempre rimandato.

Nell’autunno della vita, prima che arrivasse l’inverno, voleva rivedere, almeno una volta, il frutto di quella sua estrema passione giovanile. Più il treno si avvicinava a Mantova, più considerava l’irrazionalità del suo progetto. Poteva avere traslocato, poteva essere con suo marito, poteva aver rimosso, poteva persino (e quel pensiero gli diede un brivido) essere morta. Nel flusso dei pensieri, dopo questa considerazione si affacciò un’associazione: nella sua testa c’era sempre stata la giovane Adriana. Chissà se l’avrebbe riconosciuta.


Più il tempo passava più l’ansia cresceva, i ricordi fluivano insistenti nella mente di Marko, ricordi dei giorni passati con Adriana emergevano dalla memoria e l’ansia aumentava sempre di più. Pensava a come sarebbe stata Adriana fisicamente, sicuramente sarebbe stata ancora una bella donna, i capelli una volta neri e lunghi probabilmente ora saranno bianchi e corti, però gli occhi avranno sempre lo stesso meraviglioso colore verde e saranno espressivi come allora, occhi che parlano e sorridono dimostrando tutto l’amore di quel momento.

Arrivato in stazione a Mantova il cuore di Marko batteva impazzito, come se avesse dentro una bomba a orologeria, e le mani sudavano come se fossero immerse in acqua. Uscito dalla stazione il tempo non era dei migliori, ma con il cuore in tumulto Marko cominciò a camminare in direzione di via Leon d’Oro, il tragitto non era breve, specialmente per una persona non più giovane, ma l’idea di prendere un taxi non lo entusiasmava granché, avrebbe dovuto intraprendere una conversazione distogliendolo dai suoi dolci ricordi.

Lentamente, ma con passo deciso, cominciò a camminare verso la sua destinazione, Mantova era proprio una bella cittadina, percorse corso Umberto I con i suoi bellissimi portici, e arrivato in piazza Marconi vide la bellissima basilica di Sant’Andrea, la percorse ammirato e arrivato alla fine della basilica uscì dalla porta secondaria che lo fece arrivare in piazza Leon Battista Alberti, praticamente a un passo dal civico 3 di via Leon d’Oro. Si sedette su una panchina e ricordi iniziarono… Gli venne in mente quella volta che in assenza del marito di Adriana, durante una pausa del corso di formazione, si recarono a Mantova insieme e con dolce piacere ricordò le bellissime camminate in riva al Lago, in quanto Mantova è circondata da tre laghi: lago Inferiore, lago di Mezzo e lago Superiore.

Come un ragazzino alla prima cotta fu assalito da una voglia pazzesca di darsela a gambe levate, ma poi d’istinto suonò il campanello di Adriana. Non ricevendo subito risposta pensò che il destino avesse deciso per lui, ma poi «chi è?», Una voce di donna e una gioia immensa che saliva per tutto il corpo. Con voce sicura si presentò e dopo pochi istanti, Adriana con voce emozionata gli disse di salire al primo piano. Arrivato di fronte alla porta Marko vide Adriana e per una frazione di secondo, il tempo sembrava essersi fermato a 52 anni prima.

Adriana lo fece accomodare su una poltrona in velluto, e seduti uno di fronte all’altra, cominciarono a parlare delle loro vite come se non si fossero mai lasciati. Adriana era ancora sposata, aveva due figli e quattro nipoti, ma con fermezza nella voce disse a Marko di non averlo mai dimenticato e di essere stato il suo unico e grande amore. Il tempo passava velocissimo e Marko sarebbe dovuto ripartire a breve, pertanto con gli occhi pieni di gioia si scambiarono i numeri di telefono, promettendosi, almeno una volta al mese di sentirsi. Felici come non mai si diedero un casto bacio e con gli occhi pieni di lacrime si promisero amore eterno. —

GIGI RIVA

GIOVANNI VENTURINI

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