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Miriam Prandi domani suonerà alla Scala: nuova tappa di una carriera già importante

La violoncellista mantovana presto farà un piccolo tour con l’Orchestra Haydn e la direzione di Michele Mariotti

PAOLA CORTESE
2 minuti di lettura

MANTOVA. Miriam Prandi, giovane violoncellista mantovana, si esibirà domani al teatro La Scala di Milano. Diplomata al “Campiani”, si è specializzata in prestigiose accademie, ha già al proprio attivo premi e riconoscimenti internazionali e ha calcato importanti palcoscenici.

Una tappa importante quella dell'esibizione alla Scala di Milano, cosa prova?

Suonare in un teatro dalla grande storia e dal prestigio internazionale come la Scala, incontrare il suo pubblico di appassionati di musica, sarà un’esperienza indimenticabile. Altrettanto importante sarà lavorare con l’orchestra dei giovani talentuosi strumentisti dell’Accademia della Scala e un grande direttore, Vladimir Fedoseev, tra gli ultimi rappresentanti della leggendaria scuola russa. Spero che questo stimolante mix di futuro e passato porti a una straordinaria e intensa comunicazione fra noi musicisti e il pubblico, il vero e più gratificante obbiettivo di ogni esecuzione pubblica.

Sono molti i successi della sua carriera, quali ricorda con più soddisfazione?

L’essere premiata al Rhan Preis da Sol Gabetta come unica vincitrice fra le 4 categorie degli archi è un ricordo vivido. Ma con particolare emozione mi vedo quando, all’età di 10 anni, attenta fra il pubblico dei corsi dell’Accademia Chigiana, il maestro Brunello, chiamandomi sul palco e consegnandomi il suo prezioso Maggini, mi incoraggiò a suonare. Con l’incoscienza tipica dell’età imbracciai lo strumento, di dimensioni quasi doppie del mio, e suonai; poi andai al grancoda eseguendo una sonata di Haydn. Brunello, interrompendo il dialogo con alcuni studenti, mi ascoltò con attenzione e andò a chiamare il famoso violinista Giuliano Carmignola chiedendomi, fra gli applausi, di ripetere le due esecuzioni. E poi i concerti in duo con i pianisti Pietro De Maria, Alexander Romanovski, quelli cameristici con Lucchesini, Gutman, Mayski, Monighetti.

Quali sono gli obiettivi che si prefigge a lungo termine?

Un obbiettivo generale è il poter far musica, solistica o cameristica non importa, grazie a una qualità e una condivisione tali da costituire una continua avventura all’insegna dell’approfondimento e di sempre nuove scoperte dei valori artistici e spirituali che la musica racchiude in sé e in virtù di queste esperienze poter instaurare anche autentici rapporti d’amicizia. Sono risultati difficili da conseguire ma credo siano gli unici a dare un vero senso al breve spazio temporale della nostra esistenza.

E i progetti nel breve che le sono più cari?

A novembre farò un piccolo tour in città musicali importanti come Bolzano, Trento e Firenze con l’Orchestra Haydn e la direzione di Michele Mariotti. La professionalità dell’orchestra e il prestigio del direttore sono i presupposti per un’esperienza importante. Come solista con orchestra mi auguro poi che una recente e felice collaborazione di carattere privato avuta con l’Orchestra da Camera di Mantova e, in particolare, col maestro Fabiano possa in futuro avere uno sviluppo. Sono al vaglio poi programmi di concerti al solo violoncello che in un arco temporale ampio mi consentano di affrontare il grande ciclo delle suite di Bach in alternanza con capolavori della letteratura musicale moderna e contemporanea e questo senza trascurare l’attuale programmazione di concerti in duo con pianoforte.

Chi sono stati e sono, ancora oggi, i suoi "fari"?

Ho avuto la fortuna e anche affrontato sacrifici per avvicinare grandi strumentisti, grandi musicisti e tuttora ritengo importante ricevere critiche e consigli ma credo che alla fine il vero interprete sia solo di fronte alle scelte che il proprio talento e il proprio intelletto sono chiamati a compiere.

Quando e come ha capito che un talento poteva diventare un mestiere?

Penso che la mia profonda adesione al linguaggio musicale mi abbia sempre fatta sentire a mio agio, pur senza dimenticare le difficoltà che ho dovuto superare. Ho sempre pensato che la musica sarebbe stata la mia occupazione principale anche se col tempo mi sono accorta che da un lato essere musicista è un grande privilegio, dall’altro la professione richiede una serie di competenze e una disposizione caratteriale tutt’altro che semplici da acquisire e affinare nel tempo.

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