Mantova, Palazzo Ducale e Santa Barbara sono di nuovo uniti

Inaugurato il collegamento tra autorità e folto pubblico. Il vescovo Busca: è l’apertura di uno spazio fisico ma anche simbolico

MANTOVA. Giù il muro, si passa. Il “passetto” tra il palazzo Ducale e la basilica di Santa Barbara è stato aperto al pubblico il 16 settembre. Grande festa con l’organo Antegnati suonato con maestria da Umberto Forni per il “Salve Regina” di Claudio Monteverdi a tenore solo, Enrico Imbalzano. Subito prima, solo organo, “Toccata” di Girolamo Frescobaldi, che nel 1614 suonò proprio qui, ma siccome i Gonzaga tardavano a pagarlo, se ne andò dopo pochi mesi. Finanze ducali già mandate in default dal duca Vincenzo e lasciate in eredità ai successori.

Ben diverso lo sparagnino Guglielmo, che mezzo secolo prima – a casse piene di denaro – aveva fatto erigere la basilica, e per andarci a sentir Messa e organo s’era fatto tagliare un passaggio di collegamento tra il palazzo Ducale e il tempio. Passaggio chiuso alla fine dell’800 per mettere confine tra la proprietà dello Stato italiano (Ducale) e quella della Chiesa (basilica), allora in rapporti pessimi. Ottimi invece oggi. Con vari contributi – tra cui quelli della Regione Lombardia e della Cariplo – si sono messi all’opera architetti e funzionari del Ducale, della Sovrintendenza e della Diocesi, tra loro in collaborazione, e maestranze di ditte edili, di carpenteria e di rifiniture che hanno realizzato il lavoro. Non vanno dimenticati i volontari del Tci, che tengono aperta la basilica. Già solo abbattendo un muro si prova gioia. «È l’apertura di uno spazio fisico ma anche simbolico» ha detto il vescovo Marco Busca, raccontando come il duca Guglielmo Gonzaga, orfano, fosse stato allevato dallo zio, il cardinale Ercole, «uomo aperto e europeista» che aveva dato impulso alla «sensibilità culturale del nipote». Il quale non solo aveva voluto la basilica, ma scelto gli arredi e proposto una nuova liturgia, stabilendo un «confronto con Milano e Roma per vedere se veniva approvata».

Prima del vescovo gli onori di casa sono stati fatti nella sala di Manto da Peter Assmann, direttore del Complesso museale palazzo Ducale. Poi, imboccata una scala e saliti al passetto, visitata la mostra qui allestita (vedi articolo in questa pagina), arrivati al palco nello stesso modo con cui ci arrivava Guglielmo e scesi da un’altra scala all’interno di Santa Barbara, hanno preso la parola il vescovo Busca, il rettore della basilica monsignor Giancarlo Manzoli, il prefetto di Mantova Sandro Lombardi, l’assessore regionale alla cultura Stefano Bruno Galli, Annalisa Baroni (oggi in Parlamento e, prima, consigliere regionale con incarico speciale pro lavori post terremoto) e gli architetti Antonio Giovanni Mazzeri e don Stefano Savoia. Una basilica importante da ogni punto di vista, storico, architettonico e per quanto attiene la vita religiosa della città: «Tempio perfetto, diverso vederlo dal basso, secondo la prospettiva centrale e dall’alto, dalla posizione da cui lo vedeva il suo artefice» ha detto Mazzeri. Chi era ieri in Santa Barbara ha potuto vederlo come lo vedeva il principe, con vista panoramica dalla tribuna del duca. Un evento speciale, da ieri fruibile. Per valorizzare l'apertura del passaggio, la basilica promuove una serie di incontri con organisti. Il primo appuntamento è sabato 22 con Alessandro Rizzotto. —


GILBERTO SCUDERI

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