Cilla Back, regista di successo ha scelto di vivere a Mantova

«Qui c’è il mio rifugio, le pause sono importanti per rimanere creativi» L’artista finlandese si racconta prima dell’opera di Fassbinder a Helsinki

Cilla Back, regista teatrale finlandese, nelle pause di lavoro vive a Mantova: «È il mio nascondiglio» dice. La sua dimensione familiare è qui: il marito è mantovano, i due figli frequentano la scuola a Mantova. In città Cilla sta nel suo bozzolo, raccoglie le idee – «le pause sono importanti per rimanere creativi» dice – e da bruco si trasforma in farfalla per volare nei teatri di mezzo mondo, tanto da meritarsi il blasone di “nomade femminile del teatro europeo”.

DA DOMANI A Helsinki


Domani sarà a Helsinki dove al Piccolo Teatro, parte del Teatro Stabile, inizierà le prove del Matrimonio di Maria Braun, di Rainer Werner Fassbinder, di cui ha adattato il testo (cosa non a tutti concessa perché la Fassbinder Foundation ha regole di ferro), mettendo a punto costumi, coreografia e regia (il debutto sarà il 31 ottobre). Cilla, finlandese di minoranza linguistica svedese, è venuta in Italia a 18 anni (per «fare teatro: una decisione incosciente della giovinezza» dice scherzando) e dagli studi in poi – prima a Perugia, quindi a Milano per entrare alla Scuola d’arte drammatica “Paolo Grassi”, fino al diploma come regista teatrale nel 1996 – il suo percorso artistico non si è mai fermato (www.cillaback.com).

CITTADINA DEL MONDO

Cilla parla cinque lingue, così ogni luogo può essere casa sua (ha vissuto molti anni a Berlino), e nello stesso tempo è un po’ straniera ovunque. «Non ho più patria» dice ancora, ribadendo di essere «troppo finlandese in Italia, troppo italiana in Finlandia». Noi facciamo finta di crederle: cosa c’è di meglio se la patria è il mondo? Sprigiona energia, dà energia. Incontenibile. Il suo è un teatro «fisico, coreografico».

L’ultimo lavoro andato in scena è stato l’anno scorso al Teatro Ibsen, a Skien, in Norvegia, città natale del grande drammaturgo.

MANTOVA e L’istituto MAZZALI

E un paio di anni fa, in diversi teatri e festival finlandesi, suo è stato uno spettacolo sulla vecchiaia, dove, all’interno della scenografia, su uno schermo venivano proiettati filmati girati un po’ a Parigi (con Carolyn Carlson), un po’ in Finlandia ma soprattutto a Mantova, con una danzatrice e gli anziani del Mazzali, in via Trento. Cilla, al Mazzali, aveva fatto sopralluoghi per circa sei mesi, poi in una settimana aveva realizzato il film. A Mantova Cilla si trova dunque bene? Sì, ma c’è un punto dolente. La scuola.

LA SCUOLA ITALIANA

Forse non tanto quella mantovana, ma in generale la scuola italiana. Troppa burocrazia cui spesso insegnanti e presidi si arrendono. Forse c’è un difetto di “vocazione”. E qui Cilla fa un paragone con la propria arte. «Io gioco con la finzione, l’effimero – dice – ma loro hanno in mano la materia vera, i giovani. La vocazione è essenziale per un artista, ma lo è di più per un politico, per un preside, che investono nel futuro, nella società». Una volta usciti dal teatro c’è la vita vera. Torniamo al tema dello straniero. Cilla cita Milan Kundera: «Chi vive all’estero cammina su un filo, in alto, senza rete di protezione: la propria cultura, lingua, famiglia, amici». Vorremmo dire che Cilla Back – bruco e farfalla – trova a Mantova tutto questo. —

GILBERTO SCUDERI

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Video del giorno

La mostra dei trattori antichi a Castel Goffredo

La guida allo shopping del Gruppo Gedi