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Concorso fascista, la condanna: «Accanimento privo di senso, le istituzioni non stiano in silenzio»

Parlano lo storico Fabio Levi e la psicanalista Donatella Levi: «La scuola tuteli i ragazzi insegnando cosa fu la Shoah»

Nicola Corradini
2 minuti di lettura

MANTOVA, «Quando ho visto su Facebook l’articolo della Gazzetta di Mantova su quel concorso, ho ricordato che nella stessa scuola era stata promossa una decina di anni fa la borsa di studio intitolata al maggiore repubblichino Ferruccio Spadini. Stava succedendo di nuovo la stessa cosa: un’offesa alla memoria non solo di Luisa, ma anche della storia. Non si poteva stare zitti». Donatella Levi, classe 1939, psicanalista, è cugina di Luisa Levi, la ragazzina ebrea deportata ad Auschwitz nel 1944. A lei è intitolato l’Istituto comprensivo dove è stato somministrato il tema sull’amor patrio lanciato dal concorso dell’associazione nostalgica della Piccola Caprera.

«Ho chiamato Maria Bacchi (insegnante e ricercatrice mantovana) - racconta la Levi - dovevamo fare qualcosa, come ai tempi della borsa di studio dedicata a Spadini». La Levi è tra i firmatari della lettera di condanna nei confronti dell'iniziativa presa dall' ex preside (in pensione dal 1 settembre), Roberto Archi, stilata da esponenti della comunità ebraica e da rappresentanti di diverse associazioni.

«Abbiamo il dovere di tutelare non solo la memoria delle vittime di allora - spiega - ma anche i ragazzini di oggi, che vanno a scuola e che rischiano di non capire cosa accadde. Si sta facendo di tutto per cancellare la memoria e questo non può accadere in una scuola. Quei ragazzini sono stati indotti, a insaputa loro e delle loro famiglie, a partecipare a un concorso promosso da un’associazione che si richiama esplicitamente al fascismo. Mi chiedo come abbiano potuto gli insegnanti non dir nulla di fronte a questa iniziativa presa dal dirigente scolastico. I docenti hanno la responsabilità di insegnare quello che accadde, la Shoah».

Non solo. La Levi si chiede anche se «le istituzioni scolastiche, il Provveditorato, hanno preso posizione su questa vicenda. Non ci può essere indifferenza. Quando ci occupammo della vicenda Spadini trovammo grande disponibilità all’ufficio scolastico regionale della Lombardia. Spero accada anche oggi».

Tra i firmatari della lettera c’è anche Fabio Levi, docente di storia contemporanea all’Università di Torino e direttore del Centro internazionale di studi Primo Levi. Anche lui intervenne ai tempi della borsa di studio intitolata a Spadini. Cosa ha pensato quando ha saputo che nella stessa scuola sono stati proposti temi per il concorso indetto da un’associazione che si richiama ai reggimenti fascisti della Repubblica sociale?

«C’è una scuola intitolata a una ragazzina uccisa in un campo di sterminio e una cosa del genere richiede rispetto - dice lo storico - siamo di fronte a un accanimento insensato nei confronti di ciò che quel nome, Luisa Levi, rappresenta. Io non riesco a comprenderne le ragioni, il senso. Qui non si tratta di scandalizzarsi, di avviare delle polemiche, ma le istituzioni dovrebbero porre un argine a questo accanimento. Devono garantire il rispetto dei valori democratici e antifascisti su cui si basa la Costituzione. Soprattutto in una scuola. Non mi sembra che questo sia chiedere troppo. Io non giudico, ma ribadisco l’appello: le istituzioni scolastiche contrastino iniziative di mero accanimento che non hanno alcun valore politico o ideale». Torniamo a Donatella Levi. «Ho un ricordo di Luisa - dice - ero molto piccola e lei, più grandicella, era venuta a stare da noi per un certo periodo. Ero un po’ gelosa per le attenzioni che le riservava la mamma». Poi rilancia l’appello: «Non si deve dimenticare». —




 

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