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Henriksen riceve il Premio Acerbi e racconta il suo amore per l’Italia

Lo scrittore norvegese: «Adoro Eco e vorrei che Sophia Loren e Gina Lollobrigida fossero tra le protagoniste della versione cinematografica del mio libro»

Luca Cremonesi
2 minuti di lettura

CASTEL GOFFREDO. Giunge alla giornata di gala e di premiazione la ventiseiesima edizione del Premio letterario Giuseppe Acerbi di Castel Goffredo. Quest’anno l’edizione della rassegna era dedicata alla letteratura norvegese e dei tre romanzi scelti e letti dagli associati il vincitore è risultato Norwegian Wood di Leni Henriksen (Iperborea). «La letteratura crea ponti», una frase che è più volte stata ricordata nel corso dei discorsi delle autorità in sala che hanno preceduto la consegna del premio allo scrittore norvegese.

«Un romanzo che comunica il valore della vita oltre a promuovere la rivalutazione del senso della vita. Un romanzo ricco che riesce dal particolare a far emergere una storia universale», sono alcune delle parole dell’articolata motivazione che è stata letta prima della consegna del riconoscimento per mano del sindaco Achille Prignaca. «Sono norvegese, ma ho sempre raccontato ai miei amici la storia che avevo un nonno italiano - ha raccontato Leni Henriksen nel discorso fiume che ha tenuto davanti ai lettori del Premio - forse era un destino. In ogni caso amo il vostro paese anche per la bellezza di Sophia Loren e Gina Lollobrigida. Vorrei che fossero fra le ottuagenarie protagoniste della versione cinematografica del mio libro. Adoro Umberto Eco, mi ha insegnato a scrivere storie incredibili e a non aver paura ad usare la fantasia. Sono diventato scrittore grazie anche al sogno di avere i miei libri accanto a quelli di Hemingway. Il mio scrittore preferito resta comunque Marquez». Al termine del discorso Leni Henriksen imbraccia la chitarra e si cimenta in quel che è l’altra sua caratteristica e peculiarità, l’essere scrittore e musicista. «Sono felice delle recensioni che ho ricevuto in Italia per il mio romanzo definito, nel vostro Paese, uno dei più bei libri scritti sulla musica, secondo solo ad Alta Fedeltà di Nick Hornby».

La seconda parte della premiazione è dedicata alla sezione saggistica. Il premio è consegnato al colonnello Fabio Federici, comandante provinciale dei carabinieri, e al saggista Alessandro Meluzzi (che ha salutato la platea telefonicamente) per il libro “Il se e il ma delle investigazioni. Riflessioni tra criminologia, diritto ed esperienza sul campo” (Oligo Editore).

«Con questo premio percorriamo un nuovo genere di saggistica che fino ad oggi non abbiamo mai preso in considerazione» afferma Piero Gualtierotti prima di leggere la motivazione. «Un libro che si concentra sull’analisi della mente e che tiene in considerazione il punto di vista della vittima e di chi ha compiuto il delitto, scritto con stile chiaro e scorrevole» recita la motivazione. «Abbiamo scritto questo libro anche per far sapere e conoscere che cos’è un’indagine - spiega Fabio Federici che è anche docente universitario a contratto e direttore master in Crime Analyst all’Univerità Iulm di Milano - sul sacrificio dell’investigatore e di chi lavora in questo ambito. Il trucco delle indagini è la casualità, ma nulla nasce per caso. Serve studiare e osservare, e l’investigatore deve avere la capacità di collegare eventi sconnessi e creare un filo conduttore. Raccoglie elementi, indizi, osserva, colleziona e memorizza».



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