Sollima, un talento speciale che sprigiona suggestioni

Il violoncellista e compositore palermitano applauditissimo al Bibiena nelle due serate della stagione di Tempo d’Orchestra assieme all’Ocm 

MANTOVA. Si è soliti classificare gli artisti con etichette svelte e incisive. E spesso bastano, perché la sintesi è comoda e perfino efficace. Ma con Giovanni Sollima, musicista di speciale talento, le parole servono poco: meglio ascoltarlo e tentare di trattenere la miriade di suggestioni che si libera dalla sua azione carica di un’emozione vitale.

Il pubblico mantovano ha avuto l’occasione di avvicinare il violoncellista e compositore palermitano con il doppio concerto al teatro Bibiena (giovedì e ieri) per Tempo d’Orchestra con l’Orchestra da Camera di Mantova: nel denso programma, musiche del romantico Schumann, di Joseph Haydn, dell’estone contemporaneo Arvo Pärt, e ancora di Carl Philipp Emanuel Bach, uno dei dotatissimi figli del grande Sebastian, e naturalmente dello stesso Sollima.

Sollima al Bibiena con due concerti

Poteva apparire a freddo come una proposta disarticolata e invece la presenza di Sollima ha portato il tutto ad amalgamarsi con naturalezza sotto la luce di una creatività estrosa, irruente ma anche meditata. E non solo perché le musiche si innestavano l’una nell’altra senza soluzione di continuità in una sorta di fioritura continua, ma in ragione di una radice comune che sembrava scorgersi nell’urgenza espressiva, nel nascere delle idee e nel miracolo di un’arte che – sia essa sopravvissuta nei secoli o stia oggi affacciandosi alla storia – è il riflesso di umanissime passioni e di esperienze dell’anima. E così Sollima sembrava dirci: non badate che sia musica colta o di strada, e nemmeno a quale epoca appartenga; aprite la mente, lasciate che i suoni vi parlino il loro linguaggio.

E così è stato, con l’itinerario che piano piano prendeva forma e direzione: dal Natural Songbook per cello solo che rimandava ad antiche musiche popolari, al sorprendente Schumann del Concerto op.129 nell’arrangiamento (molto ben riuscito e carico di pathos) per cello e soli archi; dal Bach sinfonico al Pärt del misterioso Fratres, fino al brioso Concerto in re maggiore di Haydn, intriso di spirito improvvisatorio, con la spalla sempre pronta e duttile dell’Ocm istruita dal suo primo violino Carlo Fabiano. Una serata densa e interessante, spettacolare e vibrante, meritevolmente applauditissima, conclusa dagli immancabili bis e da un senso molto raro di gratitudine. 


 

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