Contenuto riservato agli abbonati

Argenti e preziosi dei conti d’Arco, i servizi di famiglia vanno in mostra

“Lo spirito delle cose”: dal 30 marzo per la prima volta in esposizione un nucleo della collezione. Nei salotti anche gli oggetti vezzosi delle dame, quelli per la scrittura e i fumoir

MANTOVA. Le porte del palazzo si apriranno per raccontare ai visitatori ritagli di vita dell’antica residenza. Dal 30 marzo nei salotti della splendida dimora che la contessa Giovanna tanto amava, sarà in mostra per la prima volta un nucleo della collezione di argenti e preziosi dei conti d’Arco. Un centinaio tra oggetti del Sette e Ottocento (alcuni dei primi Novecento) mai usciti dalle casseforti e in grado di rievocare usi, costumi e consuetudini della nobile casata. Lo spirito delle cose, questo il titolo della rassegna espositiva promossa dalla Fondazione e curata da Francesca Rapposelli con i contributi di altri storici, riporterà a Palazzo d’Arco, attraverso gli oggetti, l’atmosfera dei banchetti ufficiali, la toeletta delle dame, e ancora i momenti di aggregazione maschili dell’alta aristocrazia. Nessuna didascalia o totem a interrompere questo dialogo tra passato e presente ma un itinerario narrato in cinque sezioni. «Un percorso che anche nel catalogo della mostra - spiega la storica dell’arte Francesca Rapposelli - si snoda attraverso i temi approfonditi dagli altri colleghi che hanno lavorato al progetto».

E la prima tappa sarà dedicata ai servizi da tavola di Emanuele Caber e Giuseppe Brusa. «Parliamo di oggetti per sontuosi banchetti che risalgono al secondo decennio dell’Ottocento - continua Rapposelli che ha curato questa sezione - Nella Sala degli antenati il pubblico ammirerà le opere realizzate da quelli che erano all’epoca gli argentieri più in vista di Milano. Portano la loro firma servizi da tavola, candelieri, zuccheriere, posate, caffettiere. Della commissione di Emanuele Caber abbiamo in archivio anche la ricevuta d’acquisto che certifica la manifattura, riporta i punzoni ma ci dà un’informazione in più datandoli al 1816». Il catalogo della mostra è edito da Corraini, stampato da Paolini e impreziosito dalle belle fotografie realizzate da Federica Bottoli.


La seconda tappa sarà nella Sala dei Ritratti con la sezione “Gli oggetti dei vezzosi rituali femminili” curata da Chiara Rubini. Tra i pezzi in mostra spilloni per i cappelli in filigrana d’argento e il prezioso carnet da ballo, in oro e smalti, studiato da Nicola Zanotti. All’interno racchiude dei sottili foglietti in avorio e una pennina che serviva per annotare i nomi dei pretendenti al ballo. Più erano ricchi e preziosi questi oggetti, più venivano considerati status symbol, un segno insomma di distinzione sociale. «In questa sezione abbiamo ricostruito una sorta di toilette - continua Rapposelli - per fare capire come le dame del casato si preparavano tra trucco e abbigliamento. Il pezzo principale è una bellissima specchiera veneziana con la cornice in lamina d’argento della seconda metà del Settecento: alla base tutti gli accessori tra flaconcini da profumo e contenitori per i gioielli. Ma non solo perché, a partire dal XVIII secolo, il momento della toeletta era diventato anche quello della prima colazione che veniva consumata in intimità. E dunque - aggiunge - il pubblico ammirerà anche il nucleo di argenteria mantovana con servizi di Giovanni Bellavite».

Nella Sala Rossa prenderà vita invece “Il fumoir di casa d’Arco”. Tra i pezzi rari una pipa di schiuma di mare (è un minerale) che riproduce nel fornello la testa di un cavallo. Ci saranno inoltre tabacchiere, portasigari, oggetti di manifatture tedesche e inglesi «contestualizzate - aggiunge Rapposelli - in base all’uso che se ne faceva nelle varie epoche. Il tabacco da presa, da fiuto o da fumo, diversificava infatti la produzione di tutti questi oggetti di alta oreficeria. Questa terza sezione è stata curata da Elena Piazza».

Alla mostra saranno collegate visite guidate, laboratori didattici e conferenze.

Nel percorso non manca uno sguardo negli ambienti più personali. Tema al quale è legata la quarta sezione “Il Bon ton allo scrittoio”. Il pubblico sarà accolto nella prestigiosa biblioteca dove verranno esposti vari servizi da scrivania. Un viaggio nell’arte dello scrivere, tra lettere e accessori. «Come il servizio regalato dal padre Antonio alla contessa d’Arco quando era ragazzina - aggiunge la storica dell’arte - Ci sono pezzi di manifattura milanese che risalgono ai primi anni dell’Ottocento. Altri, più severi nelle forme, come quello donato per le nozze a Giovanna e al suo sposo Leopoldo. Questa sezione è curata da Silvia Tosetti».

Ultima tappa nella Sala delle carte da parati (nota come Sala Hofer) dove ai visitatori sarà spiegata la consuetudine del Brunch vittoriano ovvero le tradizionali colazioni al rientro dalla caccia e qui gli studi sono a cura di Caterina Davì.

«Il titolo della mostra - osserva Rapposelli - è stato suggerito dal conservatore Rodolfo Signorini e vuole essere un omaggio a Giovanna d’Arco, per ricordare che fu la contessa a voler trasformare la sua casa in un luogo aperto al pubblico. La mostra intende restituire i ricordi di questo antico passato e rievocarne l’atmosfera. Anche nell’introduzione del catalogo, Signorini specifica che secondo la tradizione giapponese ogni oggetto che abbia compiuto almeno cento anni acquisisce un’anima. Ed è con questo spirito che abbiamo voluto integrare le opere tra gli arredi canonici, per dare qualcosa in più al visitatore senza interrompere il fascino della casa museo che Palazzo d’Arco di fatto offre».


 

Video del giorno

Beethoven secondo Alexander Lonquich al Teatro Sociale di Mantova

La guida allo shopping del Gruppo Gedi