Isabella e Leonardo, le carte di un amore rimasto platonico

Nella mostra aperta oggi l’inutile rincorsa durata sei anni per ottenere un’opera. La scoperta della direttrice Tamassia riporta a Mantova un prezioso documento

MANTOVA. «Il corteggiamento della marchesa è durato sei anni ma, nonostante le promesse, è rimasto un amore platonico». È così che lo storico dell’arte Stefano L’Occaso, da poco rientrato a Mantova dopo avere diretto a Milano il Polo Museale della Lombardia e curato un’importante mostra al Cenacolo, definisce il rapporto tra Isabella d'Este e Leonardo da Vinci. Oggi (6 aprile), nella Sacrestia della Santissima Trinità è stata inaugurata la mostra Leonardo da Vinci nei documenti dell’Archivio di Stato di Mantova a cura di Anna Casotto e Cecilia Tamagnini, giovani studiose, e Luisa Onesta Tamassia, direttrice.

Nel cinquecentenario della scomparsa del genio toscano, una ventina di carte “leonardesche”, la maggior parte delle quali datate tra 1500 e 1506, raccontano di quegli anni cruciali e del rapporto che il grande artista ebbe con Mantova e la sua signora. Per la prima volta viene esposta una lettera tornata patrimonio della città grazie all'intuizione e al lavoro della Tamassia, che ha riconosciuto la segnatura dell'Archivio Gonzaga di questo prezioso documento finito a un collezionista privato di New York dal mercato antiquario. Un documento prezioso in cui si parla della Madonna dei fusi di Leonardo, proprietà dello stesso collezionista, che, chiedendo come unica garanzia l'anonimato, ha voluto restituirla al patrimonio pubblico italiano.


«Un’occasione importante di studio e di divulgazione – ha detto Giovanni Pasetti, consigliere comunale delegato alla cultura -. Anche le parole sono importanti per la storia dell'arte e del collezionismo». La storia, un po’ triste, della colta, volitiva e potente Isabella, che dapprima chiede a Leonardo un ritratto, poi un’opera che potrebbe essere una Madonna o un Cristo giovinetto, infine qualunque altra il maestro fosse disposto a concederle, fino alla rinuncia. Solo il marito, Francesco II, riuscì ad avere il disegno autografo di una villa, mai realizzata e presto ceduto, e, quasi una beffa, infine, molti anni dopo, come dono di nozze per il figlio, arrivò a corte la Scapiliata, ora a Parma, come testimonia l'ultima lettera esposta, datata 1531. Sono ben 18 le lettere, scritte mai di pugno dai due, ma da una serie di corrispondenti, da Lorenzo Gusnaghi di Pavia a Pietro da Novellara, tra gli altri, cui si aggiunge la più fortunata Cecilia Gallerani, la favorita di Ludovico il Moro che il da Vinci ritrasse nella celeberrima Dama con l'ermellino.

«È un dato eccezionale per un Archivio di Stato conservare un patrimonio di questo tipo – ha detto Tamassia -. Leonardo, in fuga da Milano verso Venezia è stato a Mantova. Ma, all’epoca, più che a fare il ritrattista, era concentrato su questioni scientifiche».

La mostra è anche l'occasione in cui l'associazione degli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani darà origine al nuovo nucleo degli Amici dell'Archivio di Stato. «Da sempre vicini a questa istituzione culturale – ha detto Paolo Corbellani – costituiremo una delegazione dedicata che, inizierà facendosi carico di gestire le aperture della rassegna». L'ufficializzazione si terrà domenica 14, alle 18, nel luogo dell'esposizione, in via Dottrina Cristiana 4, in occasione della presentazione del volume Itinera chartorum. Studi in onore di Daniela Ferrari già direttrice dell'Archivio di Stato di Mantova. La mostra è corredata di un catalogo edito da Publi Paolini. Aperta fino al 1° giugno.

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