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MantovArchitettura aperta con l'omaggio a Giulio Romano

In mostra nella Biblioteca Teresiana libri e documenti che parlano del grande artista allievo di Raffaello. Contributi da Vasari, Baldassarre Castiglione, Tiziano e altri

Gilberto Scuderi
2 minuti di lettura

MANTOVA. Si parte, esposta nella prima sala Teresiana, dalla Vita di Giulio Romano Pittore scritta da Giorgio Vasari, seconda edizione, del 1568. E, con andamento ad anfiteatro, lungo, dalla sinistra si procede fino al vano di passaggio alla seconda sala, dove, in fondo, si fa la curva e si torna indietro dalla parte opposta. Un allestimento particolare e molto efficace, capace di non dividere in sezioni i libri e i documenti antichi che si ammirano nelle bacheche. Grande unità formale diversificata in tante meraviglie: 57 libri della Biblioteca Teresiana e 26 documenti dell’Archivio di Stato, dove tutto parla del sommo, l’allievo di Raffaello da Urbino. Giulio che, chiamato a Mantova, seppe riedificarla con geniali novità e variazioni sulle diverse preesistenze architettoniche: “si dilettò d’abbellirla, et ornarla”.

Con la mostra Giulio Romano. Il racconto di carta: libri e autografi a cura di Carlo Togliani ha preso il via nel pomeriggio di giovedì 9 maggio la sesta edizione di MantovArchitettura, appuntamento annuale del Politecnico di Milano-Polo Territoriale di Mantova. Insieme a Vasari, ecco altri grandi protagonisti dell’epoca: Baldassarre Castiglione, Pietro Aretino, Tiziano, Primaticcio, il marchese e duca Federico II Gonzaga che “gli fece dar’ una casa” fornita di comfort, quella in via Poma. E, prima di loro e al tempo stesso coevi nelle tirature dei libri, i classici: Virgilio, Ovidio, Apuleio, Vitruvio.

Poeti, pittori e architetti come vasi comunicanti. Tale è la cultura, senza chiuse o barriere di settore o disciplina. Così Giulio è “lo migliore artefice d’Italia”, creatore di “bellissimi apparati”, superlativo a “misurare gl’edifizij” e a rifare “di muraglia molte stanze del Castello” e – va da sé – a edificare la meraviglia dove la sua “stravagante maniera” si afferma in assoluto: “Un luogo, et certe stalle chiamato il T.”, Palazzo Te. Dove concepì quella grandiosa “capricciosa invenzione” che è la sala dei Giganti, con Giove che li fulmina.

Poi Giulio seppe alzare le strade – e anche qualche pavimento in Palazzo Ducale – evitando che finissero in apnea o annegate a causa di alluvioni, bombe d’acqua e esondazioni del Mincio e laghi. E, prima ancora di arrivare a Mantova, lo vediamo impegnato nel 1523 in “una comodissima fabbrica” a Marmirolo. Quindi nel 1541 in trasferta da Mantova a San Benedetto Po dove “con i suoi disegni fu abbellita tutta la Chiesa”. Proprio nel 1541 Vasari e Giulio si conobbero a Mantova, si incontrarono per strada, fortuitamente, e divennero amici. E, dopo morto, Giulio riuscì pure a “quasi far di nuovo tutto il Duomo”, in piazza Sordello, lasciando in eredità la pratica a Giovan Battista Bertani. In coppia con le Vite di Vasari, ecco esposta sulla curva – nella seconda sala Teresiana – la Istoria della vita e delle opere di Giulio Pippi Romano scritta da Carlo d'Arco, prima edizione del 1838, a Milano, volumone illustrato.

Alla presentazione della mostra in Teresiana, insieme al curatore (che ha accompagnato il numeroso pubblico lungo il percorso espositivo) sono intervenuti tra gli altri il sindaco Mattia Palazzi, l’assessore Paola Nobis, il direttore della biblioteca Cesare Guerra, Francesca Zaltieri per la Provincia, Federico Bucci prorettore del Polo Mantova del Politecnico, il rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta, insieme al prorettore Donatella Sciuto che, per significare in generale la fragilità del nostro patrimonio artistico, ha ricordato l’incendio di Notre Dame a Parigi. Nessuno vorrebbe che la Teresiana facesse la fine della Biblioteca di Alessandria, andata a fuoco in tempi remoti. Sia Palazzi che Guerra hanno subito rassicurato che i sistemi di prevenzione antincendio della Teresiana sono attivi.

La mostra resterà aperta in via Ardigò fino al 10 agosto, negli stessi orari della Biblioteca. Il Catalogo è curato da Togliani, schede bibliografiche di Federica Bianchi, realizzazione editoriale Publi Paolini. 
 

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