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Ecco Giulio Romano Universale, l’Occaso racconta il nuovo libro

L’opera esalta le virtù creative e gli anni mantovani del grande artista manierista. Stasera alle 21 a Casa Andreasi la presentazione del volume edito da Il Rio

Paola Cortese
2 minuti di lettura

MANTOVA. «Un terremoto in Val Padana» così Stefano L’Occaso, storico dell’arte e funzionario del museo di Palazzo Ducale, definisce l’attività del Pippi, che ha proposto nel volume “Giulio Romano Universale. Studi su soluzioni decorative, fortuna e diffusione dei modelli, collaboratori e allievi” edito da Il Rio. Oggi alle 21, a Casa Andreasi, in via Frattini 9, si terrà la presentazione del volume di cui è stata accelerata la pubblicazione in vista delle mostre giuliesche che apriranno i battenti a palazzo Te e al Ducale il prossimo 6 ottobre.

«Questo libro esalta le virtù creative di Giulio Romano e suggerisce alcuni percorsi, tra vie battute e nuove, per ricostruirne l’immensa fortuna, partendo da Mantova – spiega L’Occaso - è un lavoro che non vuole compensare la mancanza di una monografia aggiornata, dato che l’unica oggi esistente, e preziosa, è quella di Hartt, datata però al 1958. Si tratta di una somma di saggi e articoli, un volume di appunti di studio, e, soprattutto sincera manifestazione di entusiasmo di fronte alla sua pirotecnica inesausta genialità».

Il volume di L’Occaso, più sbilanciato sull’arte figurativa che sull’architettura, è una sorta di omaggio a Giulio Romano per la centralità che l’”idea” ebbe in tutta la sua produzione, un concetto decisamente moderno, e molto lodato anche dal Vasari da cui l’autore trae spunto per quell’aggettivo “Universale” che compare nel titolo del volume.

«E’ stato un inventore di nuove soluzioni, anche dal punto di vista delle arti decorative, che poi hanno fatto scuola per tutto Il Sei e anche il Settecento, concliliando anche opposti come Poussein e Rubens – aggiunge L’Occaso -. Ho indagato maggiormente episodi minori, le imprese più note sono state oggetto infatti anche di recenti indagini, soprattutto palazzo Te. Sono emersi tanti disegni preparatori per opere, l’attività che ha svolto a Piacenza, finora non nota, integrazioni su quella a Verona e molte vicende sui suoi stuccatori attivi a lungo in val Padana e in Baviera».

Sono stati privilegiati gli aspetti di studio, le fonti, archivistiche o a stampa, ignote o scarsamente considerate, evitando gli anni romani dell’artista, e prendendo invece in esame la produzione degli anni mantovani, ossia dal 1524 al 1546, un periodo di tempo neppure tanto lungo, rispetto alle conseguenze che ebbe sullo sviluppo delle arti nel nord Italia. «Le innovazioni sulle quali mi soffermo riguardano la realizzazione dei cicli decorativi e delle immagini, ossia le scelte architettoniche, costruttive, materiche e figurative che ne sono la premessa – conclude lo studioso -. Le conseguenze di questa deflagrazione di idee, che genera la fortuna di Giulio in diversi ambiti territoriali e l’operato dei suoi principali collaboratori. La questione dell’autografia è meno rilevante, soprattutto a Mantova, proprio per il rilievo che aveva per lui l’idea rispetto all’esecuzione della stessa, comunque portata a compimento sotto la sua diretta supervisione». A una monografia vera e propria prima o poi Stefano L’Occaso approderà, intanto ha dato forma a una mole di appunti raccolti negli anni, e riprendendo in mano un libretto, esaurito in fretta, edito qualche anno fa sempre da Il Rio, con una serie di scritti, articoli, schede, atti di convegno, riorganizzati, dedicati agli allievi di Giulio. 

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