Lo Cascio e il cinema impegnato «Tutte le opere sono politiche»

L’attore ha presentato il suo ultimo lavoro insieme al regista esordiente Bellucci. Applausi anche per il reportage sui mantovani in Costa Rica firmato da Pirovano

MANTOVA. «Ogni film è politico. I cento passi è un film politico non perché parla di lotta alla mafia ma perché ha innescato reazioni in tanti giovani, creando un impatto immediato». Luigi Lo Cascio, attore tra i più noti del cinema italiano, ha presentato al Mantova Film Fest Il mangiatore di pietre, opera prima del regista Nicola Bellucci.

Una pellicola che gioca con i generi, tra western e noir, ambientata nelle zone alpine di confine tra Piemonte e Francia. Il protagonista, interpretato da Lo Cascio, è Cesare, ex contrabbandiere. «Un uomo di poche parole, chiuso nel suo mondo - prosegue l’attore - Un personaggio roccioso, con una corazza che lo protegge dai tradimenti subiti. Fino all’incontro con un ragazzo, Sergio, che lo contagia, gli trasferisce una nuova energia. In Cesare rinasce qualcosa di vitale, che lo muove all’azione».

Al centro del film anche il tema dell’emigrazione, con le Alpi come terra di passaggio verso la Francia. «Il tema dei migranti è da sempre centrale nel dibattito - spiega il regista Bellucci - Ho cercato di affrontarlo pensando a noi stessi, a cosa dovremmo fare in determinate situazioni. Sergio dice nel film “qualcuno lo deve fare”, riferendosi al trasporto di queste persone in attesa. La scelta di Lo Cascio? Stavo cercando un attore che interpretasse un montanaro. Chi meglio di un siciliano che non aveva mai camminato su un ghiacciaio».

Tra gli ospiti più attesi di giornata il mantovano Lorenzo Pirovano, che ha presentato Sulle rotaie dei Tùtiles. Un progetto, realizzato in collaborazione con Rossella Rocchino, sulle tracce dei discendenti di migranti italiani, per lo più mantovani, che cercarono fortuna in Costa Rica alla fine dell'Ottocento. Un’emigrazione dimenticata, che vide decine di abitanti dell’est mantovano e del Polesine partire per il Centro America per la costruzione della linea ferroviaria di collegamento tra la capitale San Josè e la costa atlantica.

«Questo documentario è una parte di un progetto più ampio - ha spiegato Pirovano - che vedrà in un secondo tempo anche interviste nei luoghi del Mantovano dai quali partirono gli emigranti. Ogni emigrazione è costituita da storie individuali, quindi non è giusto fare generalizzazioni. Credo, però, che le storie del documentario possano creare empatia e tristezza. Pensare alle sofferenze di chi abbandona la propria terra, ritengo possa farci pensare due volte prima di etichettare un migrante come invasore o come qualcuno che non meriti di essere accolto. Gli italiani vennero accolti molto bene in Costa Rica e diedero un contributo fondamentale al progresso di quel Paese».

Tra una proiezione e l'altra, prosegue il lavoro della giuria giovani, chiamata a consegnare un premio speciale per la sezione opera prima. Sette ragazzi tra i 21 e i 30 anni, tre dei quali mantovani, guidati dal regista Gianluca De Serio. Studenti di cinema o semplici appassionati. Tra i loro sogni, diventare regista, fotografo, produttore, sceneggiatore. Guardano i film, ne discutono, fanno domande a registi e attori. Il loro giudizio sulle prime opere viste, però, non è particolarmente positivo. «Ci aspettavamo film più originali - commentano - nessuno ci ha colpito in maniera netta. Questo aumenta la nostra curiosità per le prossime proiezioni».

Matteo Sbarbada


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi