Il Re Leone tra avventura coinvolgenti e lezioni di pedagogia

Successo assicurato per il film “Il re leone” di Jon Favreau che sorprende per il prodigio di tecnica che riversa sullo schermo 

Cinema

IL RE LEONE di Jon Favreau. Live action. Usa 2019. Giudizio: ***.


Per tutto il Novecento, l’animazione ha cercato di umanizzare i cartoni, da qualche tempo è invalsa la moda contraria, di rendere la natura come fosse di cartone, di piegarla alla finzione. In tal senso, “Il re leone” ci sorprende per il prodigio di tecnica che riversa sullo schermo. Par di assistere a un documentario della National Geographic, con quel leoncino che gioca con il padre nella savana al crepuscolo.

Eppure la figura nerissima di zio Scar (dopp. da Massimo Popolizio), il fratricida, con il suo esercito di iene affamate che nella terra delle ombre e del cimitero di elefanti, terrorizzano i due cuccioli, innalza l’allegoria del dolore, della sofferenza, entro il cerchio della vita. Il film oscura il messaggio che l’esistenza debba essere vissuta cantando senza pensieri (la canzone “Hakuna Matata”), e richiede serietà d'intenti, se non si vuole essere travolti dalla malvagità degli avventurieri.

Ne è nato un film d’avventure serrate, seriamente coinvolgenti, con annesse brevi lezioni di pedagogia. Sentenziosa l’entrata in scena di Mufasa (dopp. da Luca Ward) che predica il rispetto per tutte le specie e anche il perdono per il fratello fellone che in passato ha tentato la scalata al potere. Pensieri elevati tiene in serbo per il figlio quando gli indica il cielo stellato da cui gli antenati li proteggono. La sua monarchia non vuole ruggire, anche se tiene le distanze salendo sulla rupe, intuendo che la situazione si è alquanto incupita, e la crudeltà sta per esplodere. Simba la patisce fuggendo nel deserto, dove morrebbe senza l’intervento del duo mangusta e facocèro (dopp. da Edoardo Leo e Stefano Fresi) che dischiudono la parentesi comica del disimpegno. Finché nella vita non riappare la fidanzatina, ora adulta, che risveglia i sentimenti del giovane leone e lo richiama alla responsabilità.

Il finale è nella tradizione guerriera, il ruggito ricopre la notte, e al ritorno del giorno, il film rinnova il giro delle nascite. Successo assicurato, negli occhi la memoria della meravigliosa grafica computerizzata. —

A.C.

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