Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Omaggio a Marchesi signore di mezza età Applausi per Cardillo

Prima assoluta per la pièce dedicata al re delle battute fulminanti: così la parola si vendica sugli esseri umani malati della loro stessa vita 

La parola si vendica sugli esseri umani, su noi malati. La vita è una malattia da curare, finché la morte ci coglierà vivi, tutti in attesa «alla fermata del trauma» e «a stretto contatto di vomito». Una «lotta tetanica», con l’infermiera accanto, come una grande mamma. Maurizio Cardillo, in veste di autore e attore, ha messo mirabilmente in scena ieri nel tardo pomeriggio nello spazio studio Sant’Orsola “Il sadico del villaggio”, prima assoluta, omaggio al “signore di mezza età” Marcello Ma ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

La parola si vendica sugli esseri umani, su noi malati. La vita è una malattia da curare, finché la morte ci coglierà vivi, tutti in attesa «alla fermata del trauma» e «a stretto contatto di vomito». Una «lotta tetanica», con l’infermiera accanto, come una grande mamma. Maurizio Cardillo, in veste di autore e attore, ha messo mirabilmente in scena ieri nel tardo pomeriggio nello spazio studio Sant’Orsola “Il sadico del villaggio”, prima assoluta, omaggio al “signore di mezza età” Marcello Marchesi (1912-1978), «il re delle battute fulminanti e un genio del gioco di parole» (è di Umberto Eco il blasone). Nel buio della sala, le luci dirette sull’adulto Cardillo lo regrediscono al bimbo che vede nel sogno Marchesi dentro la tv in bianco e nero. Risuonano le sigle musicali d’apertura e chiusura della Rai degli esordi e dei primi anni di trasmissione, di Carosello, dell’Intervallo e da lì il malloppo di cattiverie si dispiega in tutto il suo splendore, procedendo «per disordine» come per bocca lucida di un pazzo.

Nell’ambiente cattolico – l’Italia di allora, e di oggi – la preghiera è al Dio non «sempre sia lodato» ma «collaudato», dove «ora pro nobis» è seguito da «pro secco, pro gresso, pro creo, pro boscide». Ciò accade quando l’attore s’è già spogliato degli indumenti eleganti e progressivamente – cantando «che bella età la mezza età» rimane in pigiama, scalzo, degente d’ospedale. Nella prima parte della pièce le battute più innocue – «chi rompe paga e chi corrompe paga di meno», «il primo abbonato al telefono non sapeva a chi telefonare», «me ne frigo» – sembrano essere «l’errata coccige» la cui felicità non può eludere il destino umano.

Certo «una copula al giorno leva lo psicanalista di torno» ma alla fine la luce si spegne sul volto tragico dell’attore. Tutti gli applausi sono per lui. —

Gilberto Scuderi