L’opposizione camorristi-onesti Il testo di Eduardo sullo schermo

Martone recupera il lavoro di De Filippo: prima per il teatro, ora per il cinema Ottimi attori per un grande spettacolo che non pesca nel paternalismo

“Il sindaco del rione Sanità” è un testo scritto per il teatro da Eduardo De Filippo nel lontano 1960. Mario Martone lo ha portato in scena due anni fa, attualizzandolo ai giorni nostri, e così restituendo perenne la divisione tra gente onesta, e gente in odore di camorra.

Quest’anno, con la stessa compagnia teatrale, ne ha tratto un film, selezionato per la Mostra di Venezia. Il plot è quello del suo Autore con la visualizzazione dei riferimenti che sulla pagina sono soltanto evocati, ma senza dare la percezione di un teatro filmato. Le scene scorrono molto fluide e il découpage, puntualissimo, sottolinea gli scambi di dialogo, che per tutta la prima parte sono improntati alla commedia. La differenza rispetto all’interpretazione di Eduardo, si avverte semmai tra l’aspetto del grande attore, che allora sessantenne rifletteva l’ambiguità del protagonista tra uomo d’esperienza e abuso di autorità, e quello di Francesco Di Leva che quarantenne ha una moglie avvenente ed inscena una schermaglia delle allusioni con Rituccia.


Don Antonio Barricano è un criminale. Non lavora ma possiede, oltre alla casa in Sanità, terreni sulle pendici del Vesuvio, e liquidità in cassaforte. Avendo in passato patito delle ingiustizie, si è arrogato il diritto di dare udienza ai popolani del quartiere, per concedere o meno, l’uso della forza, e per dirimere le controversie in corso.

In una delle scene più potenti della commedia, un debitore vessato da un usuraio si rivolge a don Antonio per ottenere un po’ di tregua. Il sindaco si offre di pagare di tasca propria il creditore. Ovvero di inscenare una pantomima con denaro che non c’è, e di imporre simile umiliazione al contraente che al cospetto del potere con i picciotti alle spalle si ritiene soddisfatto. O ancora di assolvere il suo cane per un morso inferto durante la guardia.

A Barricano, Eduardo riconosce il merito d’aver bandito il ricorso alla vendetta. A suo tempo, il personaggio aveva ceduto all’odio. Da questa rivelazione principia la sequenza chiave del dramma: di un figlio che senza averi e con la fidanzata incinta, annuncia al sindaco che ucciderà il padre che l’ha diseredato a favore dell’amante. Convocato, Santaniello padre (Massimiliano Gallo), riconosce l’autorità di Barricano, ma non accetta intromissioni nella vita privata.

Non staremo a ricordare i fatti che ne conseguono, solo che Eduardo volendo ripristinare un minimo di legalità, opta per la soluzione dell’amico medico (De Francesco), nuovo sindaco di Sanità, che incarna coscienza e verità. Un finale forse posticcio, ma non intacca lo spettacolo senza paternalismi del drammaturgo napoletano. Gran teatro e cinema, con ottimi attori. —

Alberto Cattini

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