La naturalezza di Gogibedaschwili e il Mozart sincero di Guttmann

Tempo d’orchestra ha aperto la stagione con un doppio appuntamento Al Bibiena tenuta a battesimo con successo la ventisettesima edizione 

LA RECENSIONE

Tempo d’Orchestra ha ricominciato da Mozart; il musicista chepiù ha trovato sintonia con l’impegno quasi quarantennale dell’Orchestra da Camera. Domenica sera al teatro del Bibiena si inaugurava la ventisettesima edizione di questo calendario che continua a raccogliere l’interesse vivace del pubblico. Domenica appunto (e in replica lunedì per un doppio turno che riguarderà anche alcuni degli appuntamenti prossimi) era in scena l’Orchestra da Camera di Mantova guidata da un esperto musicista belga, Michael Guttmann, violinista di formazione, ma anche attivo come compositore e direttore artistico e musicale: insomma un personaggio di lungo corso al quale spettava un programma spettacolare, con la svelta Ouverture da “Le nozze di Figaro” e la grande Sinfonia “Jupiter” di Mozart, l’ultima firmata dal maestro di Salisburgo, controbilanciate dal Primo Concerto per violino e orchestra di Paganini, lavoro di alta difficoltà affidato ad una giovanissima solista austriaca dal nome impronunciabile, Elisso Gogibedaschwili, ma dal talento sopraffino. La diciannovenne Elisso, come spesso avviene, ha un passato di bimba prodigio e già a dieci anni esplorava il repertorio con orchestra; ora che veleggia verso i venti, domina come pochi il virtuosismo, e affronta questa pagina paganiniana con serenità e solidissima memoria. Tutto diremmo all’insegna di una naturalezza invidiabile ed una solarità che conquista, a cui forse manca per ora soltanto il senso del distacco giocoso che Paganini immette nelle sue opere con ulteriore senso di sfida chiedendo all’interprete non solo il superamento di ostacoli profusi a piene mani, ma anche il sorriso, l’ironia, il ghigno beffardo. Per la Gogibedaschwili comunque non è mancato l’applauso ammirato del pubblico, a cui la solista ha risposto con un bis, la “Melancholia” estratta dalla Seconda Sonata per violino solo di Eugène Ysaye. Ma la serata non ha riservato solo questa scoperta, perché anche Mozart ha trovato una solida illustrazione; Michael Guttmann non ha nell’eleganza del gesto la sua arma vincente, ma la sua visione musicale è robusta e asciutta, e bada all’essenziale con una energia non filtrata da pretese intellettualistiche. Perciò il suo Mozart si è mostrato sincero e potente, e tanto è bastato a dare al concerto un’impronta netta e rassicurante. Vivo successo e per bis un gustoso rifacimento in forma di tango della mozartiana “Piccola musica notturna” nella rilettura di Chloe Pfeiffer. —


Andrea Zaniboni



La guida allo shopping del Gruppo Gedi