Il Segretario di Stato e il giornalista intelligente

Protagonista del film di Levine è il canadese Seth Rogen, uno dei comici più rappresentativi del momento, e oltre che attore, è sceneggiatore, regista e produttore. Suo è il premiatissimo “Facciamola finita”. Con lui recita la sudafricana Charlize Theron, attrice conturbante ed enigmatica, Oscar come serial killer in “Monster”. Insieme formano una coppia del tipo “la bella e la bestia”, e dotati di tecniche alternative, lei versata nella dark comedy, lui nella stand-up comedy, tendono a imporre al film situazioni vicine ai loro personaggi-tipo.

La Charlotte della Theron è Segretario di Stato, la donna più potente d’America, e coltiva anche l’ambizione di farsi eleggere Presidente, dato che il soggetto in carica, un ex attore, intende tornare a recitare. Sempre in giro per il mondo non ha il tempo per le coccole degli uomini. Il Fred di Rogen, anche lui single, è uno squinternato giornalista indipendente che si batte contro le testate che si fanno portavoce degli interessi dei miliardari. Uno spirito mordace che da adolescente s’era preso una cotta per la vicina di casa che di tre anni più grande gli faceva da baby-sitter. E la ragazzina era Charlotte, fin da allora ambientalista pugnace. E lei, rivedendolo, e necessitando di un battutista di prim’ordine, lo aggrega allo staff al seguito. Fin dall’inizio, la commedia romantica cresce sull’ammirazione del Segretario per l’intelligenza del vecchio amico, per la schiettezza delle sue confidenze, per l’umorismo che la diverte molto suscitando un interesse sessuale. Senza mai dimenticare che il Segretario è il capo a cui si deve chiedere il permesso («posso entrare?»; «posso uscire?»). Ma a cui si deve anche ricordare i principi che guidano i progetti ambientalisti. E così vengono avanti le tipiche tematiche di Frank Capra, del politico virtuoso jeffersoniano contro la corruzione dei magnati, i ricatti in cambio di sostegni elettorali, le menzogne che i politici smerciano con facilità. Ma se il Frank di Rogen ha in mente più volte il comportamento di James Stewart (“Mr.Smith va a Washington”), in momenti diversi si scatena nelle provocazioni demenziali che l’hanno reso famoso (in particolare l’atto davanti al computer che dà il titolo al film: “Long Shot”). E al contempo segnala con la foto di Kafka un côté inquietante. Si giunge al gran finale, e alla lettera viene ripetuto un messaggio alla Capra. Un film miscellanea, sconcertante, bizzarro e sorridente. —


A.C.

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