Mantova, per la Cappella Gonzaga è appello pro restauri

L’opera di Serafino dei Serafini è nella chiesa di San Francesco a Mantova:  esperti a confronto agli Istituti Santa Paola 

MANTOVA. Venerdì 18 e sabato 19 ottobre si terrà agli Istituti Santa Paola di Mantova il convegno nazionale di studi Serafino dei Serafini e la Cappella Gonzaga in San Francesco a Mantova. Storia, indagini e restauri, dedicato all’attività dell’artista a Mantova e all’analisi dei restauri dell’intero ciclo pittorico della cappella. L’idea di organizzare a Mantova un convegno dedicato alla Cappella Gonzaga situata nella Chiesa di San Francesco a Mantova, dove si trova uno dei più importanti cicli pittorici del secondo Trecento dell’Italia Settentrionale, nasce dall’esigenza di occuparsi con urgenza dello stato di conservazione di questo capolavoro, negli ultimi anni attribuito a Serafino dei Serafini.

Serve un impegno per conservare questa opera grandiosa, legata alla dinastia dei Gonzaga quale mausoleo di famiglia, e il convegno mantovano - oltre ad affrontare nuovi contenuti, nuove possibilità di studio sia storiche che tecniche - intende risvegliare la sensibilità dei cittadini, degli Enti preposti e dei promotori per poter iniziare il recupero e il restauro che risulta piuttosto complesso. La sede ideale per ospitare i contribuiti degli eminenti studiosi che interverranno nelle due giornate di studio è la Chiesa di Santa Paola, ubicata nel convento omonimo, attualmente sede dell’Istituto di restauro.

La storia dell’importante recupero che ha interessato gli spazi interni della Cappella Gonzaga sarà ripercorsa a partire dal 1943, quando fu avviato il primo progetto di restauro a cura di Aldo Andreani, cui ha fatto seguito il lavoro di Arturo Raffaldini - da ricordare che fu il restauratore che strappò l’affresco di Piero della Francesca nel Tempio Malatestiano a Rimini sotto i bombardamenti - al quale si deve la possibilità di leggere integralmente le scene rappresentate nel ciclo pittorico. Gli affreschi della cappella rappresentano, sulla parete di fondo, le Storie di san Ludovico (in omaggio a Ludovico Gonzaga) e, sulle altre pareti, una sequenza narrativa incentrata sulla Passione di Cristo. Un tempo attribuiti a Tommaso da Modena, sono ora riconosciuti come una delle principali opere di Serafino di Giovanni dei Serafini, e datati intorno al principio degli anni Settanta del Trecento. Serafino, originario di Modena, è attivo nell’area padana centro-orientale, a Ferrara, dove realizza alcuni dipinti murali a Modena nel polittico del Duomo e a Piacenza nel trittico del Duomo. Il ciclo mantovano costituisce la più importante testimonianza dell’attività di questo pittore. Nel 1996 ho ricevuto l’offerta da parte di padre Sigismondo Callegaro del Convento di San Francesco di occuparmi del restauro della parete di testa dedicata a San Ludovico D’Angiò, offerto dalla famiglia mantovana Zeni.

Nel mese di agosto mi fu affidato l’incarico con la nomina del Sovrintendente Architetto Ruggero Boschi dei Beni Architettonici di Brescia e con la direzione dei lavori del professor Vincenzo Gheroldi, funzionario dell’Ufficio sopra citato e storico dell’arte. Oggi, ventitré anni dopo, è giunto il momento di intervenire, soprattutto in considerazione dei segnali non più trascurabili, come le efflorescenze degli affreschi segnalate dal Padre Guardiano Bisognin e da alcuni studiosi e fedeli.

Promosso dal Comune di Mantova e dalla Fondazione Palazzo Te, il convegno che ho l’onore di curare – che ha riunito a Mantova oltre venti tra studiosi, storici, tecnici delle indagini e del restauro e restauratori, provenienti dai prestigiosi istituti e università italiani - vuole essere un contributo valido che si inserisce in un processo collettivo rivolto a “salvare” un capolavoro della nostra città, da secoli legata al convento di San Francesco, per trasferire alle future generazioni un complesso artistico notevole, parte della nostra storia, della nostra cultura, della nostra religione. —

*Curatore del convegno di studi, membro del comitato scientifico della Fondazione Palazzo Te


 

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