Tuffo nel Cinquecento a San Benedetto Po: in sagrestia in mostra gli antichi paramenti

Dal Correggio a Giulio Romano: in occasione della grande rassegna per la prima volta viene esposto al pubblico il prezioso apparato liturgico

SAN BENEDETTO PO. La sagrestia giuliesca, un gioiello della basilica polironiana di San Benedetto Po, a sua volta la più splendida opera di architettura di Giulio Romano, ospita la mostra dei paramenti liturgici cinquecenteschi in dotazione all’antica abbazia. Sede veramente appropriata poiché, nonostante le note vicissitudini conseguenti alla soppressione napoleonica, questi paramenti sono rimasti fino ad oggi custoditi in buono stato all’interno degli armadi della sagrestia.

Ci voleva proprio una grande occasione, come la mostra “Il Cinquecento a Polirone. Dal Correggio a Giulio Romano”, in corso in basilica e nel refettorio, per dare la giusta risonanza a questo patrimonio, in gran parte inedito. Ma questa lacuna è stata colmata dall’interessante studio proposto a due mani da don Stefano Savoia, vicedirettore dell'Ufficio Beni Culturali della Diocesi, e da Francesca Miserocchi, storica dell’arte e specializzata in tessuti antichi, pubblicato nel catalogo della mostra sambenedettina, a cura di Paolo Bertelli.

Ora sappiamo che il rinnovamento cinquecentesco della struttura e arredo della basilica ha interessato anche le preziose stoffe dei paramenti, per le quali l’abbazia benedettina ha avuto contatti con Venezia e Firenze, sedi delle più importanti manifatture italiane. Uno dei parati più suggestivi, esposto al momento dell’inaugurazione, presenta una pianeta e due dalmatiche in raso di seta verde, confezionate nella seconda metà del XVI sec. con inserti in velluto del XV sec., rara testimonianza di stoffe di produzione veneziana nel Mantovano.

L’insieme è completato da un piviale in raso di seta verde, cioè un grande manto di forma semicircolare, nel cui scudo è raffigurato il monogramma di Cristo all’interno di un sole raggiante, che è il simbolo di san Bernardino, predicatore molto apprezzato anche dai Gonzaga. Lo stesso simbolo è presente in basilica anche in un bel lavabo in marmo rosso di Verona e si nota pure sul petto del san Lorenzo modellato per il deambulatorio (dunque negli anni della ristrutturazione di Giulio) da Antonio Begarelli. Di grande interesse anche l’attuale abbinamento, costituito da un piviale di colore rosso e da due dalmatiche in damasco di seta azzurra, realizzate alla fine del Cinquecento. Queste presentano inserti di tessuto operato con elementi vegetali, ulteriormente impreziositi da anellini dorati.

Nei decori di altri paramenti sono presenti anche il fiore e il frutto del melagrano, antico simbolo religioso e strettamente legato alla contessa Matilde come vediamo nel ritratto del Farinati, oppure il cardo che con le sue spine rimanda alla passione di Cristo. Temi iconografici che lasciano intuire il ruolo della committenza benedettina.

In sagrestia è conservato anche un velo da calice, un piccolo quadrato di stoffa dello stesso tessuto di un paramento custodito presso il Duomo di Guastalla. Questo pezzo isolato ci suggerisce quanto dell’antico patrimonio sia andato disperso e perduto nel corso delle terribili vicende storiche che si sono abbattute sull’abbazia benedettina, come anche ci dicono la grande tela del Cenacolo del Bonsignori e l’anta d’organo di Correggio ritornate temporaneamente al luogo di origine dopo 200 anni di lontananza. 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi