L’Apollo 11 e la tecnologia: studio sull’informatica nella sala Ovale

MANTOVA. Il 20 luglio 1969 la missione spaziale Apollo 11 portava sulla Luna gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin, mentre Michael Collins, il pilota del modulo di comando, rimaneva in orbita lunare. Tutto detto e risaputo, con Tito Stagno che esultava, «ha toccato», e Ruggero Orlando che gli contrapponeva un secco e imbarazzante «no».

Ma com’era l’informatica a bordo dell’Apollo? È vero che un personal computer di oggi è più potente di tutto l’ambaradan di cui disponevano gli astronauti americani cinquant’anni fa? L’informatica di allora, sulla navicella e sull’Aquila (quella specie di ragno che scese sul suolo lunare), com’era in realtà?


Lo svelerà il 27 novembre alle 15 nella sala Ovale dell’Accademia Virgiliana l’ingegnere e accademico Emanuele Goldoni. Negli anni ‘60 l’informatica era molto diversa da come la conosciamo oggi. I computer erano ingombranti, i loro componenti poco affidabili e le potenze di calcolo facevano ridere se confrontate solo con uno smartphone comprato questa settimana durante il black friday.

Quella tecnologia era certamente il massimo allora disponibile, ma i suoi limiti erano evidenti. Proprio per superarli la Nasa decise di investire sull’informatica. Miliardi di dollari. Così i computer giocarono un ruolo fondamentale nell’allunaggio.

Nel suo intervento Goldoni ricorderà alcune soluzioni tecnologiche messe in campo per la missione Apollo, mostrando anche il ruolo fondamentale che i matematici e gli informatici ebbero nel riuscire a superare i vincoli imposti dalla tecnologia dell’epoca. L’incontro “L’informatica delle missioni lunari” è il quarto del ciclo di conferenze “L’eclissi che illuminò Einstein”. La rassegna, che si concluderà in dicembre, è organizzata in memoria di Bruno Bertotti, astrofisico di fama internazionale, professore emerito all'Università di Pavia e accademico virgiliano, nato a Mantova nel 1930 e morto l’anno scorso.

A proposito di missioni spaziali, nel 2002 Bertotti, sfruttando la sonda Cassini, riuscì a verificare con estrema precisione la teoria della relatività generale.
 

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