Alexandra: «È un privilegio esibirmi dove suonò Mozart»

Intervista alla giovane pianista prodigio protagonista oggi al Teatro Bibiena. La dodicenne sarà sul palco con l’Ocm diretta da Benedetti Michelangeli

MANTOVA. «Suonare dove suonò Mozart è un privilegio».  A poche ore dal concerto che la porterà sul palco del teatro Bibiena (questa sera alle 20.45), la pianista Alexandra Dovgan, 12 anni di talento puro, non trattiene l’emozione. E rivela la sua predilezione per il genio austriaco, la cui musica «è carica di un’energia speciale». Dovgan, che la star del pianoforte Grigory Sokolov, di solito non prodigo di commenti lusinghieri, definisce «miracolo che non ha nulla di infantile», stasera interpreterà il concerto per pianoforte in la maggiore k 488 con l’Orchestra da Camera di Mantova diretta da Umberto Benedetti Michelangeli.

Inevitabile il rimando al gennaio di 250 anni fa, quando sullo stesso palco suonò Wolfgang Amadeus Mozart, allora tredicenne. «Suonare nel teatro in cui suonò Mozart è un privilegio, una possibilità unica - racconta Alexandra - e naturalmente è un momento molto importante ed emozionante della mia vita. Oltre a questo, è il mio primo concerto con un’orchestra europea. E’ anche una grande responsabilità per me. Ogni sede storica come questa ha un’atmosfera speciale, una particolare energia spirituale, e io cerco sempre di trovare un legame, di entrare in relazione con il luogo, con il passato e con la realtà che mi circonda. Su questo palcoscenico magnifico cercherò di fare del mio meglio».

La giovane stella russa, vincitrice del suo primo concorso a soli sette anni, ama Mozart: «E’ uno dei miei compositori preferiti. La sua musica è carica di un'energia particolare, e ogni volta è una sfida suonarla. Questo perché richiede una grande cultura da parte di chi la interpreta. Spero che il pubblica di Mantova apprezzerà il concerto». La musica, a casa Dovgan, è nell’aria da prima che Alexandra nascesse. La zia suonava il pianoforte, così come mamma e papà. E per lei è stato naturale avvicinarsi a tasti e spartiti: «Ascoltavo musica per tutto il tempo, ero circondata dalla musica. Ho cominciato a esercitarmi da piccolissima, a quattro anni, e quando è arrivato il momento di iscrivermi a una scuola di musica, mamma e papà mi hanno portato alla Central music school del conservatorio di Mosca, dove per essere ammessi bisogna superare una selezione».

La prova d’ingresso non è stata una passeggiata: «La commissione ti osserva le mani, prova il tuo senso del ritmo e l’orecchio musicale, oltre a interrogarti sulla musica e sui compositori e, ovviamente, a chiederti di suonare un po’. Ma quella scuola mi è piaciuta immediatamente, persino per la bellezza del palazzo, e ho fatto del mio meglio per essere ammessa». Nel suo futuro, Alexandra vede sempre e ancora musica, «suonare il piano, essere su un palcoscenico, avere la possibilità di suonare ovunque». Consapevole che suonare per un pubblico è un grande privilegio: «E’ un invito al tuo mondo interiore. E, ovviamente, è una sfida. Ma a me le sfide piacciono, e mi piacciono tanto gli applausi alla fine del concerto». Se le si chiede del tempo libero, Alexandra torna a essere la bambina esile con i capelli raccolti a chignon di tutti i suoi ritratti: «Mi piace disegnare - racconta - così come leggere e danzare sulle punte». —


 

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