Mozart testimone dei tempi nuovi Così Maria Teresa aiutò l’arte

In Accademia Virgiliana l’inaugurazione dedicata al 250° della venuta a Mantova L’apertura asburgica non piacque a tutti: e Wolfgang ne pagò le conseguenze

Nella biblioteca dell’Accademia Virgiliana è stata inaugurata la mostra “Amedeoespertissimo giovanetto all’Accademia”, a cura di Ugo Bazzotti, Paola Besutti e Roberta Piccinelli, 40 documenti non solo su Mozart ma anche disegni, stampe, libri, parti musicali, rendiconti contabili che riassumono l’atmosfera in un’epoca, raccontata nella sala Ovale dal presidente accademico Roberto Navarrini e dai curatori Bazzotti e Besutti prima del vernissage. Quando il 10 gennaio 1770 il tredicenne Wolfgang Amadeus Mozart arriva a Mantova insieme al papà Leopold, la vita culturale della città sta attraversando un momento fecondo.

Per quanto riguarda l’architettura sono gli anni che segnano il passaggio dall’ultimo barocco (il teatro scientifico, di Antonio Galli Bibiena, inaugurato nel 1769) allo stile neoclassico (la facciata del palazzo dell’Accademia, di Giuseppe Piermarini, commissionata nel 1771, iniziata sotto la direzione di Paolo Pozzo nel ’73 e terminata nel ’75). Lo stacco è lampante: il teatro barocco sta dentro il palazzo neoclassico. Al settantenne Bibiena subentra Piermarini che di anni ne ha la metà. La sede dell’Accademia viene inaugurata la sera dell’11 giugno 1775, col teatro «illuminato a cera, con grand’intervento di nobiltà e cittadinanza».


È l’epoca di Maria Teresa d’Asburgo e di suo figlio Giuseppe II associato al trono, l’età delle riforme. Le parole d’ordine sono “pubblica utilità”. Che significano inclusione. Kaunitz, cancelliere di stato austriaco e principale esponente del dispotismo illuminato, non ha dubbi: nessuno va escluso dall’istruzione, dalla cultura e dalla vita civile. L’Accademia di Mantova assimila tutte le arti, anche quelle minori. I vecchi barbagianni aristocratici che esigono pedigree e alberi genealogici perfetti sono fuori gioco. Non è un caso che i Mozart, accolti in città affettuosamente, l’11 gennaio non furono però ricevuti dall’altisonante principe Michael II von Thurn und Taxis (Michele Taxis della Torre) che, appartenendo appunto alla vecchia guardia, arretrata rispetto ai tempi, ignorante e maleducato riteneva Amadeus e Leopold «musicanti girovaghi» - ha detto Navarrini - e quindi non aprì loro la porta del suo palazzo in contrada San Vincenzo, palazzo Soardi 60, dell’odierna via Frattini. In sintonia con la cultura che si sta rinnovando, Mozart è «un innovatore», ha detto Bazzotti. A parlare del concerto tenuto da Mozart al teatro scientifico il 16 gennaio 1770 è stata Paola Besutti. La serata fu ripresa dal cronista della Gazzetta dell’epoca. Il 19 gennaio il “Foglio di Mantova”, settimanale usciva il venerdì, colse lo spettacolo offerto dall’«incomparabile giovanetto sig. Wolfango Amadeo Mozart», sottolineando il «portentoso talento e la maestria straordinaria ch’egli in età di 13 anni possiede nella musica».

Eseguì concerti e sonate di clavicembalo «all’improvviso con variazioni giustissime». Cantò e «suonò anche a meraviglia bene una parte di violino». Il “Foglio” originale, rarissimo, è posseduto dalla Teresiana. Meno rara l’edizione del 26 gennaio con la cronaca del fuori programma: sulla via per Milano il 19 gennaio i Mozart sostarono a Bozzolo, dove Wolfgang Amadeus suonò in casa dell’arciprete Carlo Saragozzi per quasi due ore alla presenza delle autorità e dei notabili del paese, incantandoli.

La professoressa Besutti si è soffermata anche su Leopold «manager, grande organizzatore», preoccupato di fare fruttare economicamente il talento musicale del figlio. Quel gennaio fu gelido: mani arrossate, stivali in pelle di lupo. La mostra nella biblioteca dell’Accademia Virgiliana, ingresso gratuito, resterà aperta da domani al 20 gennaio, da lunedì a sabato dalle 9.30 alle 12.30 e nei pomeriggi di lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 17. —

Gilberto Scuderi

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