“Outsider”: il grande cinema è arrivato sul piccolo schermo

Il gran finale di stagione per la serie proposta da Sky. È la più interessante del genere “ansiogeno” degli ultimi anni 

MANTOVA. È giunto al termine “The Outsider” (Sky), la più interessante e coinvolgente miniserie di genere ansiogeno degli ultimi anni. Significativa la proposizione che Holly porge a Ralph, e non ad El Cuco, che la interrogava sulle sue certezze: “l’outsider riconosce l’outsider”. Vale a dire che il mostro, dopo le diverse definizioni che gli sono state attribuite, è sceso a un grado terreno, di anomalia umana che utilizza vari poteri, come l’assumere la maschera di persone comuni, di plagiarne altre, in ultima di esercitare la sua ossessione sul vasto campionario dei viventi.

Tra le anomalie spicca anche quella di nascondersi in luoghi cimiteriali, in quest’ultimo caso nella “Bear Cave”, accanto a quella trentina di adulti murati vivi nel 1947 in seguito a una frana. Egli rivela di avvertire il sangue dei defunti fluire nelle sue vene, un piacere mentale inenarrabile.

Ebbene, Ralph gli dà il colpo di grazia, prima con un coltello, poi a ritroso nell’evoluzione con la simbolica pietra. Holly abbraccia il detective, riempie la valigia e torna a Chicago, ma come vuole il canone dell’horror, altri simili a El Cuco, oltre al fuciliere Jack, possono infestare il Paese, e forse la stessa Holly è stata graffiata a un braccio. Due capitoli, il 9 e il 10, di bell’esercizio stilistico e narrativo, celebrano il ciclo.

La tensione tiene sulle spine gli spettatori: la possibilità che il cannibale aggredisca all’improvviso, o che qualcuno del gruppo riveli a Claude le loro mosse, e si sa che la sua mente, collegata a quella del mostro, gliele comunicherebbe, annullando la sorpresa. L’episodio dei due ragazzini nella grotta degli orsi è inserito nel contesto senza preavviso dell’anacronismo, e quindi in quel nascondiglio in cui già si troverebbe la Cosa.

Opportune, ad alleggerire il clima d’ansia, giungono le parentesi di Holly e del suo innamorato che idealizza morti simultanee, la telefonata di Ralph alla moglie, le visite di lei a Glory, e del procuratore che riabilita suo marito. Dopo la morte dell’innamorato di Holly, la macchina da presa sottolinea la risolutezza con cui la giovane donna affronta il pericolo della grotta, seguita da Ralph che adesso non può non credere nell’esistenza del “doppio” di Claude. Superba è la trovata di far echeggiare la “voce” della Cosa che li invita ad avvicinarsi. Ironica, la decisione di capovolgere la basica affermazione di John Ford, “quando si scontrano la leggenda e la storia vince la prima”.

In questo caso non la leggenda dell’uccisione del mostro che viene taciuta, ma la realtà della fine del fuciliere sigilla i casi. Un’ultima finezza è offerta dalla trasmissione radiofonica di un vecchio tema dixieland, “Washington Square” (proprio quello del ricordo di Ralph). Con “The Outsider”, non è la televisione a vincere, è il grande cinema a imporsi sul piccolo schermo con la sua poetica, i suoi canoni, i suoi attori.

 

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