Sui social i tesori della contessa Giovanna d'Arco: dal 28 marzo video e approfondimenti dedicati alla storica dimora

Cultura “resistente”: parla il conservatore del museo Italo Scaietta. «Anche nelle emergenze cerchiamo di avvicinare il pubblico al nostro patrimonio» 

MANTOVA. «Cosa intendo per cultura “resistente”? Credo che il patrimonio più grande sia l’umanità e dobbiamo cercare di avvicinare proprio quest’ultima alle nostre bellezze storiche e artistiche. Anche nelle emergenze, dunque, è importante proseguire nell’intento, che è appunto quello di arricchire la vita delle persone, con tutti i loro valori, portandole a conoscere e ad amare queste preziose eredità».

Ne è convinto Italo Scaietta, da poco nominato conservatore di Palazzo d’Arco, incarico che va ad aggiungersi a quello di presidente della Federazione italiana Amici dei musei e vice presidente della Federazione mondiale degli Amici dei musei per l’Europa. Ed è inoltre presidente degli Amici di Palazzo Te e dei musei mantovani. Una vita tra arte e cultura.

La rubrica della Gazzetta, dedicata alle realtà che, in piena emergenza coronavirus, cercano di valorizzare e condividere il patrimonio attraverso canali diversi, prosegue dunque con un’altra esperienza sul campo. Palazzo d’Arco aderisce infatti all’iniziativa #museichiusimuseiaperti con “1 opera 1 minuto” progetto al via sabato 28 marzo sulle pagine Facebook e Instagram (e proseguirà ogni sabato) e realizzato con l’intero staff del museo.

Malgrado restino chiuse dunque le porte della storica dimora che fu della contessa Giovanna d’Arco ChieppioArdizzoni, poi marchesa Guidi di Bagno, la rubrica porterà comunque i suoi tesori nelle case del pubblico. E lo farà con brevi filmati che raccontano i beni che vi sono conservati (registrazione e montaggio sono homemade, curati dal personale con strumenti propri).

“Pillole” ma in realtà veri e propri approfondimenti perché le visite guidate attraverso le sale non consentirebbero di soffermarsi su tutti i particolari delle opere di questa storia plurisecolare. «Grazie all’analisi e alla presentazione di alcune opere, l’obiettivo è raccontare il palazzo anche attraverso le immagini. E naturalmente con un linguaggio social sintetico e immediato - aggiunge Scaietta - una comunicazione corale perché la fondazione deve essere letta non solo come un’istituzione che garantisce l’apertura del museo ma, appunto, come una realtà che produce cultura».

Il via con un tuffo tra i dipinti che compongono la ricchissima pinacoteca dei d’Arco, capolavori narrati dal team del museo. Come ad esempio il ritratto del duca Vincenzo I Gonzaga e di Lavinia Rovelli, entrambi di Frans Pourbus il Giovane, la “Madonna che porge il bambino a San Francesco” di Fra Semplice da Verona o il “Ritratto di gentiluomo” di Genovesino. E ancora “Le Esequie del Beato Bartolomeo Fanti” del pittore Masumian o Anastasi, la “Madonna adorante il bambino” di Lorenzo Costa il Giovane o “Venere che disarma Amore” di Orazio Samacchini, solo per citarne alcuni.

Poi si proseguirà con le altre meraviglie, perché il museo è uno spazio capace di farsi racconto grazie alle opere che sono espressione della storia naturalistica e documentaria, ma anche della musica, dell'arte e del costume. E alcune sono per così dire “inedite”. Come la preziosa portantina settecentesca rivestita in damasco e restaurata con il tessuto originale (mai esposta prima) che il museo avrebbe dovuto presentare in questi giorni. I visitatori la potranno ammirare insieme alle altre due già esposte nella Sala degli Antenati quando si riaprirà.

«Il progetto della rubrica on line è nato durante una delle riunioni via Skype con il team del palazzo - conclude Scaietta - e quello che proporremo non sarà un percorso di visita virtuale ma pillolle di cultura dedicate a opere pregevoli e tra le più amate da chi ogni giorno lavora in queste sale. Un criterio di scelta che, oltre a testimoniare la passione che anima il team, si lega concettualmente alla storia di questo spazio. Perché le raccolte e il museo in fondo nascono da storie di eredità, di matrimoni, di famiglie ma anche dal gusto del collezionismo che ha contraddistinto questa dimora storica».

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