Il momento cruciale: quando le truppe Usa si ritrovarono sulle sponde del Po

San Benedetto fu il primo paese ad essere raggiunto. Sull’altra riva era piazzata l’artiglieria Flak

MANTOVA. Dopo la liberazione di Bologna, 21 aprile ’45, all’inseguimento dei tedeschi in rotta verso il Po, si misero il IV e II corpo della 5ª armata Usa comprendenti le divisioni: 1ª corazzata, 10ª di montagna, 85ª, 88ª, 91ª di fanteria, 6ª corazzata sudafricana. Queste unità, ricche di uomini, mezzi ed equipaggiamento, perfino dotate di aerei Lysander, erano le stesse che in sostanza avevano forzato la linea Gotica insieme ai Gruppi di combattimento dell’esercito italiano. Difficile stabilire con esattezza i reparti tedeschi che ripiegavano verso il Po e che spesso opponevano resistenza sia ai partigiani che agli alleati. In ogni caso alcune fonti dicono che vi erano lacerti del LI corpo in rotta verso Mantova, del XIV corpo corazzato di von Senger und Etterlin comprendente ciò che rimaneva della 94ª, 65ª,e 305ª divisione di fanteria. Di questi reparti alcuni riuscirono a ripiegare con ordine e disciplina forse con l’intento di resistere oltre il Po, sulla linea dell’Adige, altri furono annientati in combattimento, i rimanenti vennero fatti prigionieri.



Riguardo il Mantovano, il primo paese raggiunto dalle truppe Usa fu San Benedetto Po. Qui nel tardo pomeriggio del 22 aprile le avanguardie della 10ª divisione da montagna non solo spalleggiarono i patrioti a debellare gli ultimi fascisti, ma si affrettarono al fiume per la traversata.

Sulla banchina però incontrarono la reazione dell’artiglieria Flak piazzata dall’altra parte, in località Boscone, e manovrata congiuntamente da tedeschi e italiani, questi ultimi “Fiamme Bianche” della divisione “Etna”.

L’attraversamento quindi si rivelò difficile con alcuni morti e feriti, però alla fine i soldati Usa costituirono una testa di ponte a Correggio Micheli. Gli americani, il cui obiettivo era di superare celermente il Po per raggiungere i passi alpini, impiegarono molti mezzi anfibi per il trasporto della truppa, invece per il transito di veicoli e mezzi corazzati ricorsero a ponti artificiali su barche (pontoon bridge) o gommoni (treadway). Si ricordano quelli di Brede di San Benedetto Po, Revere, Bonizzo di Borgofranco, inoltre i pontoni-traghetto in funzione a Felonica. Quando la 5ª armata Usa tra il 22 e 23 aprile ’45 giunse nel Basso mantovano, trovò già in atto l’insurrezione dei patrioti sostenuti dalla popolazione. Militari della Rsi e tedeschi erano in fuga e se qualcuno s’attardava a opporre resistenza veniva circondato e indotto alla resa.

Gruppi sparsi ma ancora armati che vagavano per la campagna o che erano diretti al Po per un’improbabile traversata, venivano subito affrontati da partigiani e volontari. Il loro disarmo era necessario perché la sete di vendetta o anche la disperazione potevano far commettere crimini e distruzioni. Gli scontri erano inevitabili e molti giovani volontari accorsi per portare il proprio contributo, ma poco esperti del combattimento, vi hanno rimesso la vita tra il 23 e 30 aprile ’45 (71 su 89 partigiani caduti in combattimento). C’è da dire che sin dal 19 aprile il Clnai (Comitato di liberazione Alta Italia) aveva chiamato all’insurrezione nazionale intimando a tutte le forze d’occupazione tedesche e ai loro complici di “arrendersi o perire”. Il 21 aprile oltre a richiedere la partecipazione e attiva collaborazione di tutta la popolazione, inviava ai Cln, ai comitati d’agitazione, agli operai, ai tecnici, e agli impiegati le direttive per la sollevazione generale. I Cln locali intanto avevano già occupato le principali sedi politico-amministrative, pronti a iniziare l’opera di epurazione dei fascisti e a istituire le prime giunte municipali, espressione dei partiti che avevano partecipato alla lotta di Liberazione.

Il capoluogo mantovano fu la prima città a sinistra del Po a essere liberata. In essa non sono accaduti grandi scontri perché sia i fascisti che i tedeschi si allontanarono spontaneamente il 23 aprile, lo stesso giorno in cui gli alleati da Viadana a Felonica stavano attraversando il Po.

Il giorno dopo, 24 aprile, le brigate partigiane Matteotti, Bonomi e 126ª Garibaldi facevano irruzione nei principali edifici cittadini per riorganizzare la vita amministrativa.

Il 25 aprile il Cln designò la giunta comunale con a capo il sindaco Carlo Camerlenghi, che iniziò subito il lavoro di riassetto dell'apparato pubblico. Intorno a questa data, che coincide con la sollevazione di Milano e che poi sarà scelta per festeggiare la Liberazione, anche i paesi a nord di Mantova conobbero la soddisfazione della riconquistata libertà. Giunsero subito dopo le colonne americane che si compiacquero dell’ottimo lavoro svolto dai patrioti e del comportamento della popolazione. —

Carlo Benfatti

STORICO

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