Gli artisti ai tempi del coronavirus: la creatività resiste anche in quarantena

Pittori e scultori si raccontano: se le mostre saltano nuove idee e progetti nascono dall’isolamento forzato

MANTOVA. Come vivono gli artisti l'isolamento causato dalla pandemia? Tra rinunce a mostre e progetti all'esterno e momenti di riflessione tra le mura domestiche, per i più fortunati nei rispettivi atelier: alcuni di loro ci hanno raccontato come cambia l'ispirazione ai tempi del Covid 19.

«Essere creativi mentre la gente soffre e il mondo che conosciamo sembra crollare è faticoso – dice Roberto Pedrazzoli, artista che da oltre mezzo secolo ha prodotto opere d'arte, dedicandosi anche all'insegnamento e alle politiche culturali del territorio -. In mezzo a tanta tristezza prevale però il bisogno di andare avanti e da alcune settimane sto lavorando a un progetto che trae ispirazione dalla “Stele di Rosetta”. Ogni volta che sono andato a Londra mi sono soffermato a lungo a rimirarla e ora, visto che la contemporaneità non riesce a darmi spunti, è nata una serie di libri che prende l'idea da un manufatto di migliaia di anni fa. Chissà poi che non riesca a farne una mostra quando si potrà». Non si ferma nemmeno Sonia Costantini, artista mantovana concettuale affermata a livello internazionale.

«Un po' di sofferenza c'è, io poi sono tra quelli che non possono andare in studio perché è in un altro comune – dice – comunque continuo a lavorare anche a casa, sulle carte. Ho rinunciato a mostre importanti e Milano e Venezia, tra le altre, qualcosa però è stato caricato sul web. Manca il contatto umano ma abbiamo spunti di riflessione sul senso della quotidianità e dell'arte. Proprio durante l'isolamento poi è nato un progetto nuovo con Nicoletta Castellaneta che ha visto i miei lavori su Instagram e mi ha inserito in un progetto internazionale sul tema del “cangiante” in Estetica cui sta lavorando». Giovane ma già molto affermato, Paolo Cavinato, si dedica alla “memoria” in attesa di riaffacciarsi all'esterno. «In realtà sono abituato a stare per lunghi periodi in solitudine nella mia casa-studio di Fossato a Rodigo dopo viaggi e mostre in giro per il mondo – dice -. Questa volta però è un po’ diverso. Stavamo vivendo una vita troppo frenetica, un tempo troppo veloce. Ora ho l'occasione per guardare il materiale che ho accumulato in questi anni, davvero tanto, ripensare e sistemare finalmente il mio archivio. Rivedere vecchi progetti, alcuni lasciati sospesi, rimandati, è davvero utile. Sono state rinviate mostre importanti, anche una in Katar, A Basilea, Milano e Roma tra le altre».

Attiva e serena anche Caterina Borghi, pittrice pop, ideatrice della “Piccola Parigi” a Quistello, rassegna che ogni anno, dopo il terremoto, riunisce molti artisti. «Sono fortunata perché sto nel mio studio con il giardino e lavoro, come sempre – dice -. Casualmente mi sto occupando di un progetto che è di grande attualità, purtroppo in questo momento. Sto realizzando opere per la giornalista americana Mels Halper che, alcuni anni fa è stata vittima di violenza domestica, stuprata da suo marito. Vuole aiutare le donne che, come lei, soffrono, farle uscire dal dramma, grazie all'arte ma con leggerezza. Così ha scelto i miei lavori in “rosa Barbie” capaci però di rappresentare anche qualcosa di scabroso. Anche senza pandemia avremmo lavorato così, vicine ma a distanza». E anche lo scultore Flavio Bregoli “combatte” il virus con la sua arte. «Con la negatività nel cuore, privati della libertà bisogna cercare di vedere la luce – dice -. Ho realizzato un'opera che non mi rappresenta ma che sottolinea il momento, si intitola “Inquietudine”. E' una forma materica, in bronzo, vuota all'interno, che incarna la paura e l' incertezza che stiamo vivendo. Mi mancano tanto le mostre e il contatto umano. Sono attivo sul web ma non è certo la stessa cosa». —

Paola Cortese
 

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