Ai tempi del coronavirus le poesie di Squassabia indagano spazio e tempo

Spazio e tempo durante il coronavirus secondo Davide Squassabia, ingegnere, sociologo e poeta mantovano: «Le categorie fondamentali della nostra esistenza si sono diametralmente invertite: lo spazio si è ristretto nell’angusto limite delle nostre case (per chi ce l’ha…) e il tempo si è dilatato, immoto e sospeso in un tempo senza limite… espanso». È una delle intuizioni di Squassabia, all’interno di un’ampia riflessione pubblicata su Repubblica il 4 aprile, nella rubrica “Opinioni”. Il tema del tempo, sullo stesso quotidiano il 4 maggio, Squassabia lo ha svolto in poesia: «C’è tempo ora, per un viver lento, / per guardarsi dentro e ripensare / a quel che siamo. / C’è tempo ora per ascoltare il battito / del cuore che rallenta e corre ad ogni /pensiero. / C’è tempo ora per annusare l’aria / mai così tersa e pura, che smossa dal / vento che suona in ogni fessura dei coppi / smossi, nei violini delle frinite foglie / casse e tamburi nei carrubi, / soffio tra l’erba verde e i rovi». La poesia è più lunga, ma il curatore della rubrica “La bottega di poesia”, il poeta e critico Maurizio Cucchi, ha scelto solo pochi versi. Cucchi riceve circa 1200 poesie ogni settimana, ne pubblica solo alcune. «Il tempo che stiamo vivendo - dice Squassabia - è propizio per pensare, per valorizzare molte cose che prima non avevamo il tempo di godere e apprezzare. Un altro aspetto è che la natura ha preso la sua rivincita sul nostro tempo, che la stava schiacciando». Squassabia è fondatore e presidente dell’Associazione culturale Irrugiadati, 100 soci tra poeti e artisti come pittori e musicisti, con sede a Sustinente alla Casa della Rugiada. 

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