La storia urbana della città Mantova raccontata dall’Unità d’Italia a oggi

I cambiamenti. Modernità e funzionalità: dove c’era il Macello comunale adesso c’è il Centro Baratta. Corso della Libertà ha coperto il Rio, che ora scorre sotto l’asfalto. Del ghetto ebraico è rimasto quasi niente

MANTOVA. Modernità e funzionalità. Dove c’era il Macello comunale adesso c’è il Centro Baratta. Corso della Libertà ha coperto il Rio, che ora scorre sotto l’asfalto. Del ghetto ebraico è rimasto quasi niente. Ma da tante altre parti la nostra città è come nel tempo che fu, sostanzialmente intatta. Fino al 1866, sotto gli austriaci, Mantova rimase città-fortezza.

A causa delle servitù militari non poteva espandersi oltre le mura. Per fare due esempi: fino al 1908 Palazzo Te era in territorio extraurbano e fino al 1925 Cittadella nel Comune di Porto. A raccontare i cambiamenti del tessuto della città è uscito il volume edito dall’Accademia Virgiliana Mantova 1866-2016. Una storia urbana dall’Unità a oggi, a cura di Eugenio Camerlenghi e Francesco Caprini, con scritti di una decina di studiosi, 564 pagine illustrate, stampa Publi Paolini. Tra l’inizio del ‘900 e il secondo dopoguerra le servitù militari vennero tolte e Mantova poté espandersi oltre le mura.

Nacquero i quartieri come li intendiamo e li vediamo oggi. Ma l’eredità di isolamento pesò comunque e si fa ancora in qualche modo sentire. La città stenta a sviluppare un rapporto col territorio esterno, il contado. Anche il numero degli abitanti - 26mila nel 1871 e 67mila nel 1967 - da qualche anno si è assettato intorno ai 50mila, quasi 4mila di meno rispetto al 1951, quando la popolazione risiedeva quasi tutta dentro il perimetro della vecchie mura (oggi i residenti in centro sono circa 15mila, tutti gli altri sono nei quartieri periferici). Interessante è come il centro della città si sia nei secoli spostato progressivamente verso sud.

Da piazza Sordello passò in piazza Erbe e poi in piazza Martiri di Belfiore, dove c’è la Posta centrale. Nel volume viene dato spazio al sistema produttivo. L’officina del gas nel 1864 in piazza Gasometro (oggi c’è la Tea), il macello dal Rio (le beccherie) fu spostato sulla Fiera (oggi corso Garibaldi, Biblioteca Baratta), il deposito petroli al Bosco Virgiliano (Tea Cantiere Verde, vicino al canile), fino al sorgere negli anni ’50 del secolo scorso delle raffinerie, il polo petrolchimico. Il volume è edito con il contributo di Tea, Comune di Mantova-Biblioteca Teresiana e Fondazione Bam.
 

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