Bonaffini torna in cd tra energia e ribellione

L’album “Il paracadute di Taccola” uscirà in settembre. L’artista: un disco sovversivo che sprona al riavvicinamento

MANTOVA. Un album dalla vitalità pop, pieno di energia e sentimento, ricco di spunti solari. E dove il nero ricorda la profondità e non la negatività. Il paracadute di Taccola è il titolo del quindicesimo album di Luca Bonaffini. L'uscita, frenata dall'emergenza coronavirus, è prevista in settembre. «Un nuovo “vero” album», come sottolinea il cantautore mantovano, dopo l'uscita a marzo in piena quarantena di Non è mai troppo Natale. Cinque ballate di rabbia e d’amore agli arresti domiciliari, disco contenente alcune tracce registrate dal vivo solo voce e chitarra. Discorso diverso per Il paracadute di Taccola.

Quattro anni e mezzo di lavoro tra Torino, Milano e Mantova per scrittura, arrangiamenti e realizzazione. L'uscita prevista per marzo 2020, prima del lockdown e dell'inevitabile slittamento. Nei giorni scorsi sono ripresi i lavori per gli ultimi ritocchi del progetto discografico. Prodotto da Long Digital Playing Srl, la music label milanese fondata nel 2018, tra gli altri, dallo stesso Bonaffini, e arrangiato dal maestro Roberto Padovan, con il quale Bonaffini collabora dal 2010, l'album omaggia nel titolo l’ingegnere senese che, molto probabilmente, influenzò l’invenzione aerodinamica di Leonardo Da Vinci. «La metafora di un deceleratore atto a governare una libera caduta senza danni - spiega l'artista - anche da grandi altezze, mi sembrava molto attuale già qualche anno fa, prima di questa specie di incubo orwelliano che ci ha trasformati in figliocci di Dedalo, prigionieri di un virus orribile come un Minotauro e di un sistema di potere che, impedendoci la fuga, ci costringe ad usare pericolose ali ai piedi. Adesso, più che mai, la salvezza è nel volo ma anche nella coscienza e nella auto tutela, così da non rischiare di schiantarsi al suolo. Nella ricerca dell’altro e dell’alto, ricorrendo al passato, alla memoria e ai suoi valori, ma senza dimenticare la necessità di affidarli all’avvenire».

L’album contiene 14 brani. Dieci scritti interamente da Bonaffini e quattro firmati con Padovan, che ha scritto e prodotto nel 2018 insieme a Bonaffini tutto il concept Il cavaliere degli asini volanti.

Non mancano gli ospiti d’eccezione tra cui Davide Vevey (chitarre acustiche ed elettriche), Francesca De Mori (vocalist e arrangiamenti corali) e Stefano Morselli (sax e fisarmonica). Il lavoro è stato registrato tra Torino e Milano (Yellow Sound) con la collaborazione del produttore genovese Fabrizio Rabacchi. «Questo lavoro - prosegue Bonaffini - è un “progetto con le ali”, pieno di personaggi immaginari e di storie reali. Io lo considero un disco, per chiamarlo col suo nome al tempo dei vinili, sovversivo. Sprona la gente all’amore, al riavvicinamento personale e sociale. Qualcuno, minaccia pandemica a parte, potrebbe riuscire a convincerci che l’umanità può sopravvivere solo grazie alla supremazia dell’asimmetricità e che, in fondo, ordine significhi distacco e regola voglia dire distanza, quindi non comunicazione. Nel mio album la parola d’ordine è ribellione e voglia di tornare a sentirsi appartenenti ad un pianeta e a un mondo che non ci faccia sentire e agire da soli. Ognuno di noi potrà ricominciare a librarsi: perché un nuovo paracadute possiamo costruirlo insieme, magari ripartendo da quello essenziale, conico e intuitivo, immaginato forse da Mariano di Jacopo appunto detto il Taccola». 

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