Nell’atelier dei mantovani Darra il vetro prende vita

Padre e figlio sono l’anima di “Art glass design”, azienda che ha la base a Cavriana e uno showroom a Chicago. Progettano, disegnano e creano le opere: le collezioni esposte nelle gallerie veneziane e milanesi, un lavoro è al Louvre

CAVRIANA Nel cortile dell’atelier ci sono i suoi primi mosaici. Figure ispirate a scene sacre che Riccardo Darra, classe 1945, ha realizzato quando ancora studiava all’Istituto d’arte di Guidizzolo. Di strada, da allora, ne ha fatta tanta. Prima da solo, con le sue intuizioni da artista con i piedi per terra. E poi con un compagno di viaggio speciale: il figlio Raffaele, che di anni ne ha 46 e ha la stessa passione per il bello. Insieme, ora, sono l’anima di “Darra - Art glass design”, azienda che ha la propria base a Cavriana, uno showroom a Chicago e le proprie collezioni esposte nelle gallerie veneziane e milanesi. Disegnano, progettano, creano oggetti di design in vetro. Su commissione o seguendo il proprio estro. E un loro lavoro è finito persino al Louvre.

Papà Darra ha aperto l’attività nel 1988, quando gli è venuta l’idea dei mosaici trasparenti, fatti con il vetro. Un passo indietro: i mosaici, quelli tradizionali, gli avevano insegnato a farli a scuola e lui aveva continuato, nonostante la vita lo avesse portato a fare altro. «Lavoravo nella progettazione di arredamenti - racconta - e fu proprio in una falegnameria che ebbi l’intuizione, quando vidi una serie di lastre di vetro colorate appoggiate a una parete».


Inizialmente il laboratorio utilizzava il vetro industriale, e le tessere erano tenute insieme da una resina. Un po’ alla volta, la materia prima è cambiata: nella bottega di Cavriana, i Darra danno forma al vetro di Murano. Da Venezia acquistano le lastre, che poi vengono tagliate e ricomposte, e anche la tecnica per tenere insieme i vari frammenti è diversa da quella degli esordi: adesso usano i forni per la fusione, e le curvature degli oggetti, proposti in un’infinità di forme diverse, vengono fatte con gli stampi.

«Con il vetro tra le mani, nasce la curiosità. Ho cominciato con un forno piccolo e ho fatto i primi esperimenti. Ora i forni sono cinque». Raffaele è entrato in azienda a fine anni Novanta, dopo la scuola d’arte a Guidizzolo e l’Accademia di belle arti a Verona. «Ma sono cresciuto nel laboratorio. Anche mentre studiavo davo una mano al papà». Dopo l’accademia, a dire il vero, aveva fatto il concorso per l’abilitazione all’insegnamento, ma superate le prime tre prove non si è presentato alla quarta: ha scelto il laboratorio, l’atelier con i suoi riflessi colorati, le ore a dipingere ad acquerello le bozze delle opere (sia lui che il babbo sono anche pittori).

Sul tavolo dello studio, in questi giorni, ci sono le idee per una vetrata: un bosco di 10 metri quadrati. Alberi, fiori, i raggi del sole che penetrano tra i rami: ogni pennellata un pezzetto di vetro. «Ce l’ha commissionata un privato, è lì da prima che cominciasse l’emergenza sanitaria - racconta Raffaele - il virus è stata una bella batosta. Soprattutto per gli ordini della clientela internazionale».

Clienti che scoprono l’arte dei Darra grazie alle gallerie, di Milano e di Venezia. «A Venezia ci siamo per merito di un gallerista francese con cui collaboriamo da tempo. Il 70% del nostro fatturato lo facciamo lì». Dalla laguna, le loro opere partono per tutto il mondo. «Ricordo una vetrata che rappresentava un acquario. L’abbiamo dovuta riproporre per quattro volte: una è andata in Giappone, una negli Stati Uniti e una in Bangladesh. E la quarta l’ha voluta il gallerista per l’esposizione».

I loro lavori sono presenti nel catalogo dell’Art Institute di Chicago, una selezione di oggetti che il museo vende anche online. «Con loro, la collaborazione è cominciata sette anni fa grazie a un amico che ha aperto un punto vendita con le nostre opere a Chicago, vicino al museo. Il responsabile del merchandising del museo le ha notate e da lì è partito tutto. Ma prima di fare l’ordine sono venuti a Cavriana a conoscerci e a visitare il laboratorio. Una bella soddisfazione». Non certo l’unica. Tra gli episodi che meritano di essere ricordati ce n’è uno che ha a che vedere con il Louvre. «A fine anni Novanta, ci contattò Dirk Bikkembergs. In occasione del Natale, il Louvre aveva assegnato degli spazi agli stilisti: dovevano presentare un’installazione a tema natalizio. Bikkembergs ci commissionò una palla da calcio, una sfera di vetro, che si trasformava in cometa. E il pezzo fu esposto nel museo». 


 

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