Omaggio alla carriera: il sopranista Manzotti riceve il Premio “Storchio”

Il 21 giugno alle 17.30 concerto e cerimonia alla Rocca Palatina. Il riconoscimento all’artista per eminenti meriti musicali

GAZOLDO. Organizzato dall’Associazione culturale Postumia, il 21 giugno alle 17.30 alla Rocca Palatina, Palazzo Pacchielli Bosoni in via Marconi 123 a Gazoldo degli Ippoliti, per Angelo Manzotti ci sarà l’Omaggio alla carriera, con Laura Gatti al pianoforte, goitese, diplomata a pieni voti al “Campiani” di Mantova e docente al Conservatorio “G. Martucci” di Salerno. In programma musiche di Händel, Vivaldi e Rossini e al termine del concerto verrà assegnato a Manzotti il “Premio Postumia/Rosina Storchio 2020 per eminenti meriti musicali”, premio che ricorda il soprano di ascendenze mantovane Rosina Storchio (1876-1945) cui è intitolato il Museo della Lirica della Postumia. Interverranno lo scenografo Carlo Savi e il critico musicale Roberto Chittolina. Quando ha cominciato a cantare Manzotti? «Ho debuttato il 14 agosto 1989 a Pesaro al Rossini Opera Festival, all’auditorium Pedrotti: era il concerto dei giovani della prima Accademia rossiniana - racconta il premiato - e insieme a cinque giovani che avevano già calcato le scene c’ero anch’io che non avevo mai cantato in pubblico. Cantai una grande scena dell’opera “Aureliano in Palmira”, scritta da Rossini nel 1813 appositamente per il castrato Giovanni Battista Velluti».

Quando è nato Manzotti? «Ufficialmente del 1971, ma non è vero», risponde. Come sarebbe a dire. Grande sorriso dell’Angelo: si sa, gli angeli non hanno età, né sesso. «Sono nato nel paesello (Marmirolo) in una famiglia normale, non ricca, e prima di dedicarmi al canto ho dovuto lavorare per guadagnarmi da vivere e mettere da parte i risparmi per fare poi il cantante». Che lavoro faceva? «L’infermiere, caposala, all’ospedale di Suzzara, in chirurgia, tranne due mesi al Poma di Mantova», dice con orgoglio, e con omaggio agli infermieri di allora e di oggi, eroi. «Anni bellissimi, ho conosciuto gente semplice e genuina, leale, fantastica, difficile da trovare in altri ambienti». Del debutto abbiamo detto. Quale è stato l’ultimo spettacolo di Manzotti? «Alla fine di settembre dell’anno scorso a Venezia, alla Scuola Grande di San Rocco per il Festival Galuppi: “Orlando furioso” con musica di Antonio Vivaldi, uno spettacolo che porteremo a Mantova. Dovevano farlo in marzo, ma il covid ce l’ha fatto spostare a ottobre… Più altre cose in cantiere…».


Quali? L’Angelo sorniona: «In collaborazione con l’Associazione culturale Pomponazzo…». Tergiversa: «Abbiamo scoperto che io e la presidente Claudia Mantovani siamo alla lunga cugini…». Ok, ma cosa avete in cantiere? «Un progetto molto bello per fine anno, un’esclusiva non solo per Mantova ma per l’Italia, uno spettacolo mai rappresentato…», e non dice altro. Ma forse si tradisce accennando al triennio vivaldiano (in onore di Vivaldi, che abitò a Mantova dal 1718 al 1720: ultimamente Manzotti si è dedicato a “Vivaldi e il suo periodo mantovano”) che si concluderà «alla fine del 2020 con musica sacra in chiesa», dice. Vedremo. Altre cose? «Il 6 e 19 settembre andrò al Mito, il grande festival a Milano e Torino, canterò musica sacra del ‘600 composta da suore». Suore? «Sì, donne compositrici, la scoperta di uno straordinario patrimonio culturale, un repertorio bellissimo e difficilissimo. Comincio a studiare e a fare le prove alle 6 del mattino, per ore… L’altro giorno mi sono distratto e alle 10 e mezza ho sentito odore di bruciato… ho lasciato incustodito il minestrone sul gas… l’ho brüsà!». In tanti anni di carriera, quali sono state le maggiori soddisfazioni? «Molte, per esempio in Olanda ho trovato un ambiente meraviglioso, per tre anni ho fatto concerti di musica barocca, un pubblico caloroso. Poi - prosegue Manzotti - lo spettacolo di Sandro Cappelletto “Quel delizioso orrore”, sul castrato Farinelli (visse nel ‘700) che portiamo in giro dal 1996 con l’attore Piero Nuti che oggi ha 92 anni e recita tutte le sere».

Manzotti, sopranista, si dedica alla riproposta del repertorio storico dei castrati, sviluppatosi dall’inizio del ‘600, con particolare riferimento alla produzione settecentesca nell’ambito operistico e della musica sacra. Un’altra grande soddisfazione è stata per Manzotti l’opera contemporanea “L’Angelo e il Golem”, la prima volta nel 2002, «con un ruolo scritto appositamente per me - dice - l’abbiamo portata a Palermo e Reggio Emilia, una musica difficile da imparare, ci vollero mesi ma era talmente magica e bella, da brividi, del compositore Francesco La Licata, siciliano che abita a Bologna». Manzotti era l’Angelo, mentre il mostro Golem appariva solo nel filmato: tutto recitato in inglese, dal libro “L’angelo necessario” di Wallace Stevens. «Cantavo in inglese, ero l’angelo della distruzione, l’angelo del nulla», dice felice. Vincitore nel 1992 del Concorso internazionale “Luciano Pavarotti” di Filadelfia (Pennsylvania, Usa), Manzotti si è aggiudicato il “Timbre de platine” dell'Opéra international di Francia con la sua prima registrazione discografica nel 1995 delle “Arie di Farinelli”, del quale è considerato l’erede moderno.


 

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