Stati Uniti 1940: le fasi culminanti della campagna presidenziale

“Plot against America” episodio 2: continua su Sky Atlantic  la miniserie televisiva tratta dal romanzo firmato da Philip Roth 

la recensione

La miniserie dal romanzo di Philip Roth, su Sky Atlantic, riprende in ottobre del 1940, durante le fasi culminanti della campagna elettorale per il 33esimo presidente degli Stati Uniti. Vediamo Lindbergh sorvolare Newark con lo Spirit of St.Louis, alla ricerca del proprio elettorato. Dovunque atterri ripete la stessa frase: “Non dovete scegliere tra Lindbergh e Roosevelt, ma tra Lindbergh e la guerra”; non aggiunge altro, è giovane, e bello come un attore, è l’eroe della trasvolata, lo circonda l’alone tragico del figlio morto. La gente segue l’ombra dell’aereo e accalca le piste d’atterraggio scandendo il suo nome. In prima fila, a Newark, si notano il rabbino e zia Evelyn; nella folla entusiasta c’è anche Sandy, il maggiore dei Levin. Lindbergh è solo intravisto, ma l’intero episodio è concepito secondo il vettore ideologico proposto dal celebre pilota, e da ciascun personaggio perseguito con obiettivi simili, o contrapposti, o d’altro genere. Il rabbino ha per fine di entrare in qualche modo nell’entourage del candidato, favorendone l’elezione, ma ha bisogno di una donna al suo fianco, e comincia con l’assumere Evelyn, che nubile e non più giovanissima, non chiede di meglio. Di una finezza ironica sottile è la scena in cui la signorina si schermisce dichiarandosi inadeguata al ruolo di segretaria. Il rabbino, che ha bisogno di affermare in ogni occasione l’accordo tra fede ebraica e ragione politica, preleva dalla biblioteca il testo chiave dell’Aristotele ebraico, Maimonide (presumiamo la “Guida dei perplessi”), e glielo dà da studiare. Sancisce l’assunzione baciandola; istillandole la convinzione che un intellettuale par suo non può sbagliare su Lindbergh. In direzione opposta si muove, Alvin, il nipote che Herman ha preso in casa dopo la morte del fratello. Caldeggiato dallo zio, è stato assunto da un costruttore edile, Steinheim, che persegue il profitto quale che sia il mezzo, maltratta moglie e figli, ed è contrario ai sindacati, in una parola “infanga” gli ebrei. Suo autista, Alvin non può non seguire il suo percorso, finché reso consapevole da un documentario sulla battaglia d’Inghilterra, si licenzia e va ad arruolarsi nell’esercito canadese con la motivazione precisa: “uccidere i nazisti”. Ahlgren è il direttore della fotografia a fianco della regista Minkie Spiro, e insieme hanno concordato una luce senza colori, piuttosto smorta in esterni, scura in interni, dando la percezione di assistere a un film in bianco e nero degli anni ’40. La cupezza è anche una scelta esistenziale, per connotare un Paese ammalato che muove verso la fascistizzazione. L’arredo della casa dei Levin è intonata con la loro condizione, mobili scuri, poltrone sfondate, cucina modesta, e camera da letto dei figli sotto il tetto spiovente. Il vettore dei genitori è orientato all’acquisto di una nuova casa, e Bess decide di contribuire cercando un lavoro. Giunge la sera dei risultati, e il sognato terzo mandato a Roosevelt svanisce sotto l’ondata di voti concessi a Lindbergh. —


Alberto Cattini

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