Festivaletteratura di Mantova oltre l’anno orribile: un programma con nuove formule

Gli organizzatori varano un calendario che conferma i fedelissimi: dalla radio agli incontri in piazza. Appuntamento dal 9 al 13 settembre

MANTOVA. Per l’annus horribilis 2020 il Festivaletteratura escogita nuove formule e vara il programma, che trovate integrale a questo link. L’evento culturale più importante della nostra città, dal 9 al 13 settembre, arrivato alla 24esima edizione, si gioca tra presenze fisiche nelle piazze di Mantova e presenze lontane, da remoto, in streaming e sulle onde radio, senza privarci della nostra cara amica carta in forma di Almanacco, insieme ai libri che circoleranno come è sempre avvenuto.

Certamente il futuro è incerto, ma alcune presenze che ritornano danno la misura di quanto il circuito sia virtuoso, e di quanto il legame tra Mantova e la letteratura sia indissolubile, nonostante le avversità e le difficoltà non ancora risolte. Cui, come sempre avviene, ne seguiranno altre.



Beppe Severgnini, Lella Costa, Michela Murgia, Marcello Fois, Antonio Manzini, Elvira Seminara, Chiara Valerio e tante altre e altri - valga per tutti David Grossman che con Wlodek Goldkorn in piazza Castello chiuderà la rassegna con “Torneremo a essere umani” - hanno voluto essere della partita, per nessun motivo hanno minimamente pensato di rinunciare a quello che, come più volte è stato detto negli anni, è il padre di tutti i festival letterari, da ogni parte riconosciuto. Un modello spesso imitato, ma mai con la stessa fortuna dell’originale.

Annus horribilis per il Covid e anche per la morte di Luca Nicolini, di cui non diciamo altro se non pronunciare il suo nome, perché è noto a tutti cosa sia stato e sia per il Festival, per Mantova e per il mondo. Anno che si cerca sia meno orribile attraverso la letteratura, che - considerato quanto poco la storia purtroppo sembra insegnare - forse è la vera magistra vitae. È singolare come la finzione letteraria possa superare la realtà, per insegnarci qualcosa.

Ma la realtà - i fatti, spesso drammatici, vicini e lontani - è nondimeno oggettiva, e il Festival ha sempre saputo tenerne conto, interpretandola anno per anno e non di rado anticipandola, una preveggenza rispetto ai destini di larga parte dell’umanità, perennemente presa da problemi e conflitti. Il Festival non è solo letteratura. È qualcosa di molto più che ogni volta stupisce e fa pensare, ci fa riflettere. Accade che via via, nei cinque giorni in cui Mantova è capitale della letteratura, molte questioni si facciano chiare. La letteratura è uno strumento per capire. Il Festival è immerso nel nostro vivere quotidiano, non è un esercizio di cultura o di vuota erudizione. Nessuno viene per apparire o fare vedere quanto sia bravo. Il Festivaletteratura è un servizio di umanità. 

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