Festivaletteratura Mantova, la forte scossa dell’inaugurazione nel ricordo del fondatore

Baccaglioni ha ricordato Nicolini: «Siamo responsabilizzati». Bitasi ha citato Sorj Chalandon: «Resistere è un dovere» 

MANTOVA. Il nuovo corso del Festivaletteratura, che mercoledì 9 settembre ha avviato la sua ventiquattresima edizione dopo aver rischiato di non farcela, è tutto nella determinazione delle due donne che hanno tenuto le redini dell’inaugurazione, Laura Baccaglioni e Simonetta Bitasi. La nuova presidente del comitato ha parlato di una scommessa vinta e di orgoglio, pur nel dolore per la perdita di Luca Nicolini. Allo scandire del nome di quello che è stato il padre del festival, l’applauso è stato lungo e la commozione in Baccaglioni è diventata più evidente.

Lei stessa ha spiegato di provare un nodo alla gola: «Ma è un compito, per quanto doloroso, che sento come un dovere». Il ricordo di Nicolini, mentre Carla Bernini ascoltava qualche passo più indietro, sul palco, è un dipinto: «Il nostro pensiero ritorna a lui, alla sua naturale empatia insieme all’affabilità, alla gentilezza e alla curiosità che lo hanno contraddistinto e a tutte le altre qualità che possedeva, necessarie per pensare, ideare e affrontare situazioni, persone e progetti sempre nuovi. Un vero esempio per quanti nel nostro Paese hanno a cuore la vita, la funzionalità delle strutture culturali, la conoscenza e le aperture verso il mondo». Un ultimo, toccante richiamo: «La sua assenza ci ha costretto a responsabilizzarci maggiormente, a incontrarci con maggior frequenza, a condividere tutto quello che fino a poco tempo fa si risolveva con la frase “L’ha detto Luca”, e questo bastava».


Baccaglioni ha quindi ringraziato i volontari, le magliette blu che «sono il cuore di tutta la manifestazione: offrono in cambio di niente il loro tempo, le energie e l’intelligenza, sempre pronti e capaci di far funzionare una macchina impegnativa e complessa come questa». Il volontariato, ha aggiunto la presidente, significa generosità, senso civico e crescita individuale.



Bitasi ha preso la parola per spiegare innanzitutto le nuove modalità di fruizione del festival, dalla radio allo streaming, dai balconi alle profezie, fino ai tradizionali incontri in presenza. Poi ha citato lo scrittore Sorj Chalandon: «Resistere non è un verbo, è un dovere. È un obbligo morale. È un ordine. Resistere è respirare, combattere, scrivere, leggere, imparare, sbriciolare tutto ciò che limita e rinchiude. Resistere è esistere. È una delle parole più belle della nostra lingua. Ha segnato le lotte evidenti, gli impegni storici, le grandi battaglie della nostra nazione, ma ha anche una risonanza più intima, più quotidiana, ancora più universale. Resistere è lottare contro se stessi. La propria paura, il proprio disprezzo, la propria indifferenza. Resistere è non voltare la faccia, non scrollare le spalle, non abbassare gli occhi. Resistere è sconfiggere il vigliacco che è in noi». Davvero una riflessione che vale un intero festival.

Gli interventi di Baccaglioni e Bitasi hanno acceso la luce, hanno dato una scossa a chi dava per scontato questo prezioso Festivaletteratura. E hanno ribadito che questo evento così speciale è il frutto di intelligenza collettiva: un insegnamento prezioso per il mondo istituzionale, che è intervenuto per i saluti di rito.


 

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