Un incrocio di vite reali e improbabili Magris racconta il suo “Croce del Sud”

È uscito il libro ambientato tra Patagonia e Araucanìa Dall’avvocato folle alla suora scambiata per un pinguino 



“La verità è più strana della fantasia”, lo diceva Mark Twain e lo sottoscrive Claudio Magris. Il suo nuovo libro “Croce del Sud” (Mondadori) è disponibile da ieri e racconta di due uomini e una donna che hanno onorato la vita, che «hanno sofferto, combattuto, imbrogliato». Ci sono l’antropologo e linguista Janez Benigar, l’ avvocato francese Orélie-Antoine de Tounens e la piemontese Suor Angela Vallese: tre esistenze straordinarie che si svilupparono tra Patagonia e Araucania.


In questa intervista alla Gazzetta l’autore triestino racconta il suo ultimo lavoro spiegando al contempo, con dispiacere, che non potrà venire a Mantova.

L’incontro con lui sarà in collegamento streaming.

«Vede, la letteratura rispetto alla concorrenza sleale della realtà deve sorvolare. Queste tre storie nascono da tre personaggi chi mi interessano per la loro improbabilità. Vite vere ma improbabili: è qualcosa che non ci si attenderebbe, personaggi che non sono geni della Storia, ma curiosi. Hanno in comune una cosa: in queste figure mi sono imbattuto. Benigar, sloveno di Zagabria, linguista, autore di una grammatica bulgara, parte nel 1908 da Trieste per l’Argentina. È periodo partenze verso l’America, è il periodo dei massacri degli indios. Quest’uomo sosteneva che una scimmia discendesse dall’uomo e che un pezzo della Lemuria, ipotetico continente sprofondato, esistesse ancora. Lui ne faceva di tutti i colori: canalizzazioni, ponti, lotta contro gli sfruttatori, raccoglie canti di mapuche e patagoni. Mandava copia a Lubjana di ogni pubblicazione. Lavora anni e anni per un dizionario sloveno-spagnolo e araucano, ma un’inondazione porterà via il dizionario».

Si direbbe un uomo dalle molte risorse...

«Certo. Ebbe una polemica con un antropologo italiano che insegna a La Plata sull’origine uomo indiano: lui sosteneva che fosse arrivato non da Bering, ma da Polinesia. Uomo straordinario ma con un coté pedante. Viene in mente una barzelletta austrica: il capufficio si rivolge all’impiegato e gli dice di mettere in ordine e poi di gettare le carte nel cestino».

C’è poi la follia dell’avvocato.

«È la storia di un francese che a metà Ottocento parte per l’America del Sud e si proclama re di Araucanìa e poi di Patagonia. Lo arrestano. Poi arriverà a Santiago sul dorso di asino, verrà espulso e si proclamerà re, stilando una costituzione dadaista. Sarà più volte arrestato e subirà perizie psichiatriche. Una vita comica, avventurosa: pensi che la guida Michelin indica dove è sepolto. Sullo sfondo: la Araucanìa, dove i mapuche hanno opposto resistenza accanita ai conquistadores».

Ci racconti del personaggio femminile.

«È una donna del Monferrato, una religiosa, che passerà la vita nella Terra del Fuoco dedicandosi a popolazioni tartassate e private del loro habitat. Le dico un dettaglio: lei incontra gli indigeni, che le chiedono: sei un pinguino? E lei: sono venuta a salvarvi. Insomma, un’esistenza di lotta».

Da dove arriva questa attrazione per l’America più meridionale?

«Ho imparato molto dalle storie sui ribelli della Patagonia, dalle vecchie cronache. Ho scoperto un colonnello che sterminò 1.500 scioperanti in una scena che sembra quella de “La corazzata Potëmkin”. Poi giù fino all’estremo Sud ghiacciato, oltre Capo Horn, dove il bianco è il colore dell’orrore, come ha insegnato Melville». —





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