Festivaletteratura 2020, Anna Osei ritorna a Lunetta: «È stata qui la mia adolescenza»

La scrittrice di origine ghanese si racconta davanti a una piazza affollata. Michela Murgia: «Ci sono donne italiane importanti che non vengono raccontate»

MANTOVA. Anna Osei, giovane, bellissima e bravissima scrittrice, con il suo primo libro esaurito, è tornata a Lunetta dove è cresciuta. In mezzo alla piazza Unione Europea insieme a Michela Murgia. Intorno al palchetto molta gente un po’ su seggiole sparse, ma soprattutto sedute per terra sull’asfalto e sul prato.

La conoscono in molti. «Si ricordano di me nell’infanzia e nell’adolescenza» spiega lei nata a Mantova nel 1999.


Ma la ricordano bene anche al liceo delle scienze sociali Isabella d’Este, dove già era emersa la sua voglia di scrivere.

Michela Murgia prende spunto dal nome della grande piazza e afferma che in Europa oggi sono a rischio i diritti delle donne, non ci sono più diritti acquisiti. E lei, Anna Osei, quale suo diritto avverte come a rischio? «Quello alla vita. Leggo tante statistiche e ho visto che molte donne nere muoiono all’ottavo o nono mese di gravidanza. Ben 40 su centomila contro 16 mulatte e solo 8 caucasiche». Non dice bianche, ma caucasiche.

Il motivo? «Penso a una scarsa empatia, quasi che a una donna si dia più ascolto inversamente alla quantità di melanina della pelle. Del resto ne hanno parlato anche donne americane che non hanno certo problemi economici come Beyoncé o Serena Williams. Loro hanno avuto la possibilità di reagire».

Michela Murgia coglie lo spunto per ricordare la medicina di genere, di cui si discute solo da pochi anni. «Le dosi di farmaci venivano solo ridotte per le donne. Ma i nostri corpi non sono uguali. Si è scoperto che molte donne morivano di infarto perché non riconoscevano i sintomi che sono il male al petto e il braccio sinistro indolenzito per il maschio, ma per la femmina è un dolore allo stomaco, come fosse una ulcera perforante». E se la donna viene presa meno in considerazione, continua Murgia, figuriamoci la donna di pelle scura.

Le chiede poi se ci sono donne che Anna avverte come un modello. «Winnie Mandela, la prima moglie, di cui ho scoperto da poco il grande impegno». E italiane? «Non saprei». Michela Murgia non si stupisce, perché ci sono donne italiane importanti, ma non vengono raccontate e «senza narrazione la storia non esiste». E invita Anna ad andare a vedere il documentario su Nilde Jotti. «Non sapevo che avesse fatto tante cose per le donne».

Anna è di origine ghanese. Michela le chiede di cantare e la giovane intona un bel canto della tradizione cristiana evangelica nella sua lingua africana. E Michela la segue cantando una Ave Maria in sardo.

«Ero scappata da Mantova - racconta poi Anna Osei - per fare l’università, diritto internazionale, in Inghilterra, pensavo là di non sentirmi diversa. Ma ho capito che non mi trovavo bene, troppe barriere economiche. Preferisco tornare a Mantova e ripartire da qui».

Un nuovo libro, dopo Destinazione sostanza? «Sì, con Mondadori l’anno prossimo». 


 

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