La poesia àncora di salvezza per una nave difficile da pilotare

Yang Lian è esponente della prima generazione di esuli verso l’Europa. «I miei libri erano stati messi al bando e io ho seguito la libertà»

MANTOVA. In un mondo destabilizzato dai recenti stravolgimenti globali la poesia si erge ad àncora di salvezza, incarnando il cuore più profondo di una nave che è ormai difficile da guidare.

Il poeta cinese Yang Lian, esponente della prima generazione di esuli che hanno fatto dell’Europa la loro terra di ricerca, ha risposto ieri nel chiostro del Diocesano alle domande dei giornalisti. L’occasione è l’uscita per Jaca Book della nuova raccolta “Origine”.


Del suo fare poesia ha esposto la complessità di incastrare un pensiero complesso e contemporaneo nella forma più classica e antica della tradizione poetica cinese.

Dopo il massacro di piazza Tienanmen nel 1989, Yang Lian ha lasciato il suo paese alla volta della Nuova Zelanda approdando poi a Londra e a Berlino.

«I miei libri erano stati messi al bando - racconta il poeta - e in quel momento ho capito che la mia poesia era stata uccisa. Ho così seguito la libertà. Fare poesia significa arrivare al livello più profondo di indagine sulla vita, significa toccare con mano la profondità del pensiero e del linguaggio».

Il poeta ha cercato nel mondo le sue risposte, convinto che il suo esilio forzato dal paese lo avesse posto nella condizione di dover trovare conforto nello scambio con altre culture.

«Ecco perché tengo molto alla traduzione dei poeti cinesi nelle lingue europee. Tradurre è un’azione meravigliosa di scoperta. Tradurre non significa tagliare un albero e trasportarlo nell’altra lingua. Tradurre significa tuffarsi alle radici di quell’albero e da quelle radici far crescere un altro albero».

Durante i mesi di confinamento per il Covid, il poeta cinese ha raccontato di aver lavorato nella sua casa di Berlino a due articoli dedicati al poeta cinese dell’antichità Qu Yuan. I due condividono la condizione di esuli e di poeti: in questo continuo dialogo con la tradizione antica Yang Lian ricerca orizzonti nuovi per rifondare una poesia che sappia risuonare in eterno. Interpellato infine sulla gestione cinese del contagio ha ammesso di sentirsi frastornato dalla poca chiarezza delle informazioni che sono finora trapelate. Come antidoto al caos, si è ancora di più rifugiato nell’esercizio della sua poesia che vuole essere profonda e innovativa.

Ha rinnovato la sua condizione di esule, insomma, estraniandosi da un mondo in subbuglio per ritrovarne il senso più vero attraverso la scrittura.

Nato in Svizzera nel 1955, si è trasferito già da bambino a Pechino, dove ha frequentato la scuola fino allo scoppio della grande rivoluzione culturale del 1966. Inviato nella contea di Changping per sottoporsi a un ciclo di rieducazione, si è avvicinato al mondo della scrittura e della poesia. Al rientro nella capitale, nel 1977, ha comincia a lavorare nell'emittente radiotelevisiva nazionale.

La guida allo shopping del Gruppo Gedi